PRESSIONE FISCALE

Rapporto tra l’ammontare delle entrate realizzate dallo Stato e dagli altri enti pubblici a titolo di tributi e di contributi sociali in un dato periodo temporale (di solito un anno) e il reddito nazionale prodotto nella stessa unità di tempo. Esso esprime la percentuale di reddito prodotto da una collettività, che viene prelevata dallo Stato e dagli altri enti impositori (Province, Comuni, enti previdenziali ecc.) attraverso la riscossione delle imposte, tasse e contributi sociali. Il rapporto in tal modo determinato rappresenta altresì un indice della quota media di redditoche ciascun individuo cede al settore pubblico. Tuttavia, inteso in questo senso, il concetto ha scarso significato ove nella realtà il sistema tributario presenti estese sperequazioni. Il rapporto viene normalmente utilizzato per indicare la quota di risorse nazionali sottratte al settore privato, al fine di finanziare le attività del settore pubblico: acquisto di beni e servizi, salari, stipendi dei pubblici dipendenti, trasferimenti alle famiglie e alle imprese, investimenti pubblici. In questo caso viene spesso impiegato per effettuare comparazioni tra i livelli impositivi esistenti in Paesi diversi o in uno stesso Paese in tempi diversi. Tuttavia, al fine di effettuare una corretta comparazione tra diversi gradi di pressione fiscale, si deve tener conto sia dei differenti livelli di reddito pro-capite, che comportano diverse capacità contributive, sia delle differenze nelle qualità e quantità dei servizi pubblici offerti. Per completezza va poi tenuta presente l’esistenza dinumerosi oneri impropri (sotto forma di servizi, adempimenti, prestiti coattivi ecc.) che in sostanza si qualificano come imposte “occulte” ed esercitano effetti analoghi a quelli che delineano il concetto di pressione fiscale. Ci si riferisce, a titolo indicativo, al numero enorme di pagamenti indebiti, a cui corrisponde la tassa occulta costituita dai mancati rimborsi, causati, in parte, dall’assenza di una separazione tra imposizione e relativo flusso finanziario, tra atti dell’imposizione e atti della riscossione; il riferimento è comunque, più in generale, ai crediti fiscali che i contribuenti vantano nei confronti dell’erario e che costituiscono una vera e propria imposta occulta la cui gravosità consegue, tra l’altro, al differimento normativamente previsto della maturazione degli interessi per ritardato rimborso e alla tassazione degli stessi prima che ne avvenga la riscossione. Ci si riferisce, inoltre, all’esistenza di adempimenti imposti caratterizzati da una particolare complessità ed onerosità, adempimenti il cui carattere regressivo è ben evidente se solo si nota che spesso il costo di un adempimento strumentale è identico per diversi contribuenti pur in presenza di valori imponibili fortemente differenziati; si pensi, infine, al fenomeno del fiscal drag vale a dire al fenomeno dell’agire dell’inflazione su imposte tipicamente progressive, agire che determina un aumento della pressione fiscale reale operante in maniera “occulta”.

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