CONTRABBANDO

Il termine contrabbando esprime l’idea di una qualsiasi trasgressione alla legge, sia che si faccia derivare dalla parola “banno”, intesa come sinonimo della potestà regia nel senso più generale o anche della sanzione comminata dal re per la trasgressione dei suoi ordini, sia che venga ricollegato a quelle fonti normative che sotto forma di “bandi”, insieme con i decreti, i capitoli e le ordinanze, si sovrapposero come atti di governo agli antichi statuti comunali. A livello legislativo e dato rinvenire una prima definizione nel d.l. 2.09.1923 n. 1960, secondo cui: “è contrabbando la sottrazione comunque avvenuta o tentata delle merci estere al pagamento dei diritti di confine”. Anche il vigente TU leggi doganali (d.p.r. 23.01.1973 n. 43) assume il termine contrabbando come nomen iuris di un delitto consistente nella sottrazione di merci al pagamento dei diritti di confine. Nonostante esistano numerosi provvedimenti legislativi nei quali il termine “contrabbando” e adoperato con valenza equivoca, il concetto è, dunque, comunemente usato, nell’ordinamento interno, in rapporto all’interesse dello Stato alla percezione dei diritti di confine elencati nell’art. 34 d.p.r. 1973/43. Nell’ambito dell’ordinamento internazionale, la dottrina e solita definire contrabbando la violazione di un divieto di esportazione, transito e importazione di merci, che trova il suo fondamento nelle norme di diritto internazionale generale e nelle convenzioni stipulate tra gli Stati, laddove, nel dichiarare libero il commercio, si prevedono specifiche limitazioni in ordine a determinate merci.

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