CONSUETUDINE

Fonte normativa non scritta, individuata solitamente attraverso due elementi: quello oggettivo della ripetizione, costante e prolungata nel tempo, di un determinato comportamento da parte dei consociati, e quello soggettivo della convinzione che tale comportamento sia giuridicamente obbligatorio. In presenza di tali elementi si ha un uso normativo, che si distingue dagli usi negoziali e dagli usi interpretativi, che valgono solo per l’integrazione o la interpretazione dei contratti (artt. 1340, 1368 c.c.). Negli ordinamenti giuridici moderni il ruolo della consuetudine è notevolmente ridotto rispetto alle fonti normative scritte in quanto, da un lato, viene negata ogni rilevanza alla consuetudine contraria alla legge e, dall’altro, nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti la consuetudine ha efficacia solo in quanto sia da essi richiamata. La subordinazione degli usi alla legge implica una conseguenza importante: una legge non può venir meno per desuetudine. Dispone infatti l’art. 15 prel. che le leggi non sono abrogate che da leggi successive.

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