COMPUTER CRIMES

Con il termine computer crimes si intende una molteplicità di ipotesi criminali riferibili all’ambito delle scienze e delle attività informatiche. La ricostruzione sistematica risulta assai problematica: l’origine empirica e la matrice casistica degli illeciti (chiara la derivazione culturale anglosassone) non consente di riportare i reati informatici all’interno di una categoria concettuale di ordine generale. Il legislatore italiano, nell’affrontare in modo organico la materia con la l. 1993/547, ha scelto di collocare le fattispecie dei computer crimes nell’ambito del codice penale (piuttosto che rinviare la disciplina a una legge complementare al codice), con l’obiettivo di inserire i nuovi delitti nel contesto di consolidate categorie sistematiche, secondo la natura dei beni giuridici. È utile esporre la disciplina accorpando le diverse fattispecie in quattro categorie:
1. Danneggiamento di sistemi informatici e telematici. Quest’ambito comprende l’art. 635 bis c.p. “danneggiamento di sistemi informatici e telematici” (punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni la condotta di “chiunque distrugge, deteriora o rende in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui, ovvero programmi, informazioni o dati altrui”), l’art. 615 quinquies c.p. “diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico” (incrimina con la reclusione sino a due anni e con la multa sino a venti milioni di lire la condotta di “chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o di programmi in esso contenuti o a esso pertinenti, ovvero l’interruzione totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento”) e l’art. 392 c.p. terzo comma “esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose” (la violenza sulle cose, nel caso in cui si tratti di un programma informatico, è punita, a querela della persona offesa, con la multa fino a lire un milione).
2. Accessi abusivi ai sistemi informatici e telematici. La categoria contiene l’art. 615 ter c.p. “accesso abusivo a un sistema informatico o telematico”(prevede la reclusione fino a tre anni sia nel caso di accesso abusivo in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, sia nei confronti di chi vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha diritto di escluderlo) e l’art. 615 quater c.p. “detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici” (punisce con la reclusione sino a un anno e con la multa sino a lire dieci milioni la condotta di “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole, chiavi o altri mezzi idonei all’accesso a un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo”).
3. Frode informatica e telematica. In base all’art. 640 ter c.p., è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a due milioni chiunque, “alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico a esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.
4. Falso informatico. La classe contiene un’unica disposizione di mero rinvio: l’art. 491 bis c.p. “documenti informatici” (estende l’ambito di applicazione delle norme del capo II del titolo VII del libro secondo del codice penale all’ipotesi in cui oggetto del reato sia un documento informatico).
5. Tutela penale del software. Per quanto concerne la software, tutela penale, si rinvia alla disciplina particolare nella legge sul diritto d’autore così come novellata dal d.lg. 1992/518. Va, infine, per completezza, segnalata, la normativa relativa al trattamento dei dati personali e sensibili, contenuta nella l. 1996/675 e in quel contesto, in particolare, l’art. 36 che sanziona con la reclusione da due mesi a due anni l’omessa adozione di misure necessarie alla sicurezza dei dati (v. trattamento dei dati personali e sensibili, disposizioni penali).

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