AUTOTUTELA

Oltre alla capacità di determinare esso stesso le regole particolari del proprio agire (v. autonomia) e alla capacità di agire nel proprio interesse modificando unilateralmente le posizioni giuridiche dei cittadini (autarchia), l’ente pubblico dispone anche della capacità di risolvere da sé, secondo il diritto e con i mezzi amministrativi a sua disposizione, i conflitti attuali o virtuali con altri soggetti nell’ambito dei rapporti di diritto pubblico. Rimane salvo comunque il sindacato giurisdizionale innanzi alla magistratura ordinaria e amministrativa ex art. 113 Cost. L’esercizio dei poteri di autotutela costituisce attività secondaria rispetto all’attività di amministrazione attiva (intesa come emanazione di atti amministrativi) in quanto strumentale per consentire agli atti deliberati dagli enti dotati di autonomia di dispiegare regolarmente la loro efficacia. L’esercizio dell’autotutela dà luogo a provvedimenti definiti come decisioni, in quanto permettono di pronunciarsi su di un conflitto tra Pubblica Amministrazione e destinatario del provvedimento. Quando l’Amministrazione esercita la capacità di autotutela spontanea e decide su propri provvedimenti agendo d’ufficio, in presenza di un concreto interesse pubblico alla modifica di un atto od all’eliminazione di un vizio dello stesso, le decisioni prendono il nome di annullamento (per motivi di legittimità con effetto ex tunc), revoca (per motivi di merito con effetto ex tunc, salvi i diritti consolidati), abrogazione (per motivi di legittimità sopravvenuti con effetti ex nunc) e caducazione (per motivi di opportunità sopravvenuti con effetto ex nunc). Fanno parte, invece, delle decisioni di autotutela necessaria gli atti approvativi (omologazione, visti ecc.) e gli atti sostitutivi (in via surrogata nei confronti degli organi inadempienti). Gli atti di autotutela contenziosa costituiscono, infine, l’ultima categoria di decisioni. Quest’ultima riveste una importanza notevole in quanto comprende tutta quella attività sollecitata da un terzo interessato all’attuazione del precetto, terzo al quale l’ordinamento giuridico riconosce un diritto ad ottenere la decisione. Da un lato vi è dunque il diritto di ottenere la decisione, dall’altro il dovere di renderla. I mezzi con cui si esplica l’autotutela contenziosa sono i ricorsi, e precisamente il ricorso in opposizione, ricorso gerarchico proprio e improprio, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (v. giustizia amministrativa). La ricostruzione dell’istituto dell’autotutela è quasi esclusivamente un prodotto dell’elaborazione della dottrina. In proposito va tuttavia segnalato, in specie in relazione al dibattito che esso ha suscitato, il c.d. disegno di legge Cerulli-Irelli (XIII Legislatura n. 4860, approvato dalla Camera dei Deputati il 25 ottobre 2000) il quale, per quanto qui interessa, ha proposto la codificazione di alcuni importanti principi in tema di autotutela. Così l’art. 9 dopo avere illustrato una nuova disciplina della annullabilità (v. vizi di legittimità e di merito) dispone ai commi 4 e seguenti: “resta salva la facoltà di regolarizzazione, anche in pendenza di ricorso giurisdizionale. All’annullamento del provvedimento amministrativo può provvedere d’ufficio, per motivi di interesse pubblico, l’organo che lo ha emanato ovvero altro organo previsto dalla legge, salva convalida ovvero conversione dello stesso, laddove ne ricorrono i presupposti. La retroattività dell’annullamento si estende agli atti successivi a quello annullato legati ad esso da un diretto rapporto di causalità”.

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