ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA

Istituto contemplato dall’art. 2041 c.c. che prevede l’azione di ingiustificato arricchimento e che nasce da una fondamentale esigenza di giustizia: in mancanza di una causa che giustifichi lo spostamento patrimoniale da un soggetto ad un altro, l’ordinamento giuridico non può consentire che quest’ultimo tragga vantaggio dal danno che il primo subisce. L’azione ha carattere sussidiario, nel senso che è proponibile solo quando il danneggiato non può esperirne altre per rimuovere il pregiudizio sofferto. È considerata preclusiva anche la circostanza che una diversa azione sia spettata a chi ha subito il danno dall’ingiusto arricchimento altrui e per sua negligenza sia andata perduta. Il debito di chi si è ingiustamente arricchito è di valore e non di valuta; pertanto la svalutazione monetaria assumerà rilevanza nella liquidazione del danno. L’istituto trova una particolare applicazione nel diritto cambiario: l’art. 67 r.d. 14.12.1933 n. 1669, stabilisce che, qualora il portatore abbia perduto l’azione cambiaria contro tutti gli obbligati e non abbia contro i medesimi azione causale, può agire contro il traente o l’accettante o il girante per la somma di cui questi soggetti si siano arricchiti ingiustamente a suo danno. In diritto amministrativo, l’azione di ingiustificato arricchimento può essere utilmente sperimentata dal privato solo se la pubblica amministrazione, che si è indebitamente arricchita, ha riconosciuto, sia pure tramite un organo incompetente e implicitamente, il vantaggio ricavato a spese del privato.

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