CREDITO

Rapporto che si determina quando tra prestazione e controprestazione intercorre un intervallo di tempo. La mancanza di simultaneità tra le due prestazioni può dipendere dalla natura stessa del negozio o dalla volontà delle parti, ed implica sempre un elemento di fiducia tra i contraenti. Il credito naturale o improprio si ha, p.e., nel contratto di locazione o di lavoro subordinato, nei quali, rispettivamente, il canone è pagato in anticipo rispetto al pe- riodo di godimento del bene locato ed il prestatore d’opera è retribuito dopo che ha eseguito ilsuo lavoro per un determinato periodo di tempo. In entrambi i casi non esiste certo la volontà di concedere credito alla controparte che, proprietario o datore di lavoro, usufruisce comunque della dilazione, mala struttura di tali contratti, consacrata dall’uso, comporta l’esistenza del credito. Viceversa quando le parti intenzionalmente pongono in essere un rapporto creditizio, si parla di credito proprio, o puro o intenzionale. Tutti i finanziamenti bancari, oltre che le dilazioni di pagamento concessi dal venditore al compratore, appartengono a tale categoria di credito. Quest’ultimo, poi, si distingue, a secondo che entrambe le prestazioni siano o meno della stessa natura, in credito a contropartita omogenea e credito a contropartita eterogenea. È un esempio del primo tipo il credito monetario, in cui la moneta è oggetto della prestazione del creditore e della controprestazione del debitore, mentre il credito mercantile è a contropartita eterogenea, perché la prestazione del venditore consiste nel consegnare la merce con anticipo rispetto all’epoca in cui il compratore adempirà alla sua controprestazione, pagando il prezzo convenuto. Si usa, inoltre, distinguere il credito diretto da quello indiretto. Tale classificazione ha carattere diverso se la si esamina sotto il profilo giuridico o sotto quello tecnico operativo. Infatti, dal primo punto di vista si ha il credito diretto quando il rapporto si realizza direttamente tra chi dispone dei capitali e chi li richiede ed il credito indiretto se nel rapporto si inserisce un intermediario, che agisce come contraente in proprio nei confronti delle due parti. Da tale angolo visuale, quindi, il credito mercantile appare come credito diretto e il credito bancario come credito indiretto. Viceversa, se si pone mente al modo in cui viene concessa la disponibilità dei mezzi finanziari al debitore, il credito mercantile si definisce indiretto (in quanto il venditore non dà denari al compratore, ma, consentendogli di pagare in ritardo, gli lascia la disponibilità dei capitali, corrispondenti al prezzo complessivo delle merci, per tutta la durata della dilazione accordatagli) e quello bancario diretto, perché la banca fornisce direttamente al cliente mezzi finanziari. Rimanendo in un ambito tipicamente finanziario, il fabbisogno di credito si manifesta quando le disponibilità monetarie di un operatore sono inferiori alle sue esigenze d’impiego. Se tale sfasamento ha natura temporanea, ancorché ricorrente, ma non investe la stabilità dell’equilibrio finanziario del prestatario, il credito consente la realizzazione di investimenti e, quindi, di attività altrimenti irrealizzabili.