CONTI DI PERTINENZA ITALIANA

Conti accesi dalle banche a soggetti definiti residenti dall’art. 1 del d.l. 6.6.1956 n. 476. Con il d.m. 27.4.1990, di liberalizzazione valutaria, che rimuove l’obbligo di cessione di valuta estera decadono tutte le disposizioni relative ai conti in valuta estera aperti a favore dei residenti. I conti accesi alla data di entrata in vigore hanno assunto le caratteristiche dei conti in valuta liberamente disponibili presso banche. Tali rapporti non sono più soggetti ad alcun vincolo valutario e possono assumere forme diverse (c/c, libretti di risparmio, depositi vincolati), analogamente ai conti in lire. In base alla normativa del d.m. 10.3.1989 n. 105, che considerava le finalità per le quali venivano aperti, essi comprendevano i conti valutari, i conti valutari cumulativi, i conti autorizzati in valuta, i conti transitori, i conti speciali e i conti attesa. I conti valutari venivano accesi dalle banche abilitate nelle valute ammesse alla quotazione ufficiale. L’apertura di tali conti discendeva dall’obbligo di offerta in cessione delle valute estere (v.cessione di valuta estera) a una banca agente. Erano anche ammessi i conti valutari cumulativi, utilizzabili da gruppi di società. L’accredito delle disponibilità valutarie nei conti in esame costituiva una specie di deroga dell’obbligo della cessione, all’Ufficio italiano dei cambi, che incombeva sui residenti, in quanto consentiva l’utilizzo diretto della valuta estera da parte dei titolari dei conti, sia pure entro un ben definito arco di tempo. Un residente poteva essere titolare di più conti valutari, poiché ognuno di essi accoglieva una sola valuta. Il tempo entro cui i titolari dei conti valutari potevano utilizzare le disponibilità in essi accumulati variava secondo gli indirizzi più o meno restrittivi della politica monetaria del paese. Nella primavera del 1976, p.e., per superare una congiuntura particolarmente sfavorevole per il cambio della lira, i predetti termini di utilizzo furono ridotti a sette giorni. I conti autorizzati in valuta differivano dai precedenti solo perché potevano essere intestati a particolari categorie di residenti (armatori, assicuratori, spedizionieri ecc.) che per l’attività svolta si trovavano continuamente in rapporti commerciali con l’estero e, quindi, dovevano disporre di uno strumento tecnico per regolare rapidamente i loro rapporti finanziari in valuta. Tali conti venivano accesi dalle banche agenti ai residenti che avevano ottenuto la prescritta autorizzazione dal Ministero del Commercio con l’Estero, la quale prevedeva, per ciascuna valuta, il massimale entro il quale l’operatore poteva regolare i suoi rapporti con l’estero senza dover richiedere ulteriori autorizzazioni. Non vi erano termini di utilizzazione e addebito per operazioni connesse all’attività svolta. I conti transitori potevano essere intestati a residenti per occasionali operazioni di transito, di vendita a termine di valuta, per la liquidazione di avarie generali in valuta ecc. Vi erano, inoltre, i conti transitori per operazioni in corso di definizione intestati a residenti per operazioni oggetto di contestazioni valutarie. I conti speciali, invece, erano accesi a favore di residenti che dovevano svolgere operazioni con l’estero il cui regolamento non era possibile attraverso i conti valutari o autorizzati. La loro apertura era subordinata a una specifica autorizzazione del Ministero del Commercio con l’Estero, che con ampia possibilità discrezionale poteva concederla con durata annuale e rinnovarla. Era vietato alimentare questi conti con valuta proveniente da conti valutari o autorizzati. I conti speciali all’estero potevano essere intestati ad autotrasportatori, organizzazioni costituite provvisoriamente all’estero per l’esecuzione di lavori, compagnie di navigazione, liquidatori di avarie, residenti beneficiari di molteplici pagamenti da parte di non residenti in un determinato paese, residenti che dovevano prestare cauzione in contanti in favore di non residenti e residenti che soggiornavanoall’estero temporaneamente per motivi vari di circolazione, soggiorno, cura, lavoro, istruzio- ne e cultura. La finalità di tali conti era quella di agevolare l’esecuzione di operazioni particolari. Qualora le banche abilitate avessero ricevuto dall’estero valuta a beneficio di un operatore residente non reperibile, oppure non in possesso dei documenti necessari, venivano aperti dei conti di attesa ordinari; il beneficiario aveva 60 giorni di tempo per fornire gli elementi dovuti, decorsi i quali la valuta veniva ceduta immediatamente all’UIC. Con l’introduzione dell’euro il 1°.1.1999 i conti espressi nelle divise dei paesi aderenti hanno perso praticamente di significato ma molti operatori hanno continuato ad utilizzarli per motivi legati alla mancata conversione delle loro evidenze contabili. Comunque il loro utilizzo si è progressivamente ridotto durante il periodo di duality. Per i conti espressi in queste divise ancora in essere al 31.12.2001, le banche hanno provveduto d’ufficio alla loro conversione in euro.