BANCO DI NAPOLI

Si fanno risalire le origini del Banco a un’iniziativa benefica di alcuni cittadini napoletani che, con denaro loro, riscattarono nel 1539 gli oggetti in pegno agli usurai prendendo essi stessi a prestare denaro su pegno senza interesse. Sorretti dal concorso anche del Viceré vennero formandosi sei patrimoni distinti: un Monte di pietà e cinque banchi raggruppati a fine Settecento dai Borboni sotto un’unica amministrazione regia che vi attinse fondi senza discrezione mettendone in pericolo l’esistenza. Si deve a Gioacchino Murat, re di Napoli, il risanamento delle aziende sopravissute che furono raccolte in un Banco di san Giacomo, al servizio dello Stato e un altro banco (con quattro gestioni distinte) al servizio dei privati. Nel 1808 Murat fondava il Banco nazionale delle due Sicilie che l’anno successivo incorporava il Banco di san Giacomo e assumeva il nome di Banco delle due Sicilie. Al loro ritorno i Borboni, decaduti gli ordinamenti francesi, istituirono il Banco delle due Sicilie con due casse, una per la Tesoreria regia e l’altra per il servizio bancario al pubblico. Da questo istituto deriva con continuità l’attuale Banco. La rivoluzione del 1848 separò in Sicilia la branca isolana (v.Banco di Sicilia) e la divisione venne confermata nel 1849-50 con la costituzione del Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro e del Banco Regio dei Reali Domini di qua del Faro. Questi cambiò nome in Banco di Napoli col r.d. 27.4.1863 n. 1226 che attribuì all’Istituto il carattere di vera banca, conservandogli inoltre il potere di emissione (mantenuto fino al 1926: v. potere di emissione) e sottoponendolo all’amministrazione di organi propri e non più all’ingerenza diretta della Corte. Da allora, oltre all’originario prestito su pegno, ha esercitato il credito ordinario, il credito fondiario dal 1866 e via via il credito agrario il credito industriale, il credito alle esportazioni e alle opere pubbliche, estendendo la rete degli sportelli all’intero territorio nazionale, costituendo filiali e società operative all’estero. Ha svolto per conto dello Stato, fin quando l’emigrazione verso l’estero ha rappresentato un fenomeno di vaste proporzioni, il servizio di tutela e di trasmissione delle rimesse degli emigrati, prima banca italiana ad aprire (1906) un ufficio a New York. Più volte ricapitalizzato dal Tesoro, dopo l’ultima grave crisi del 1966 (che ha portato all’azzeramento del capitale sociale, alla sua ricostituzione a 2.412 miliardi di lire, di cui 2.261 miliardi a carico del Tesoro e a un’ulteriore svalutazione di 1. 338 miliardi di lire del capitale; v. d.l. 24.9.1996 n. 497 conv. in l. 19.11.1996 n. 588, “Disposizioni urgenti per il risanamento, la ristrutturazione e la privatizzazione del Banco di Napoli”) il 56,1% del Banco di Napoli è stato ceduto alla società Gruppo Banco di Napoli (ora BNH), appositamente costituita dall’INA e dalla BNL come holding (che ne detenevano rispettivamente il 51% e il 49%). Nel 2000 la holding è stata acquisita dal San Paolo IMI che ha poi elevato la quota di partecipazione al 97,6% con un’offerta pubblica di acquisto.