DIRETTIVA EUROPEA SUI REQUISITI DI CAPITALE DELLE BANCHE (CRD)

Il testo in italiano della direttiva 2013/36/UE è disponibile a questo link.

BRESCIA MORRA e MELE (2014) descrivono la sintesi della CRD.

La Direttiva sui RequisitI di Capitale è stata recepita nell'ordinamento nazionale nell'ambito delle nuove “Disposizioni di vigilanza per le banche” volte a rafforzare la capacità delle banche di assorbire shock derivanti da tensioni finanziarie ed economiche, a migliorare la gestione del rischio e la governance e a rafforzare la trasparenza e l’informativa delle banche, tenendo conto degli insegnamenti della crisi finanziaria.

Il Comitato di Basilea ha mantenuto l’approccio basato sui tre pilastri, alla base del precedente accordo del 2004 (Basilea II), integrandolo e rafforzandolo per accrescere quantità e qualità della dotazione di capitale degli intermediari, introdurre strumenti di vigilanza anticiclici e norme sulla gestione del rischio di liquidità.

Le riforme sono di due ordini: microprudenziali, ossia concernenti la regolamentazione a livello delle singole banche; macroprudenziali, ovvero riguardanti i rischi a livello di sistema che possono accumularsi nel settore bancario, nonché l’amplificazione prociclica di tali rischi nel tempo.

La scelta dello strumento normativo del regolamento, a fianco della direttiva, si spiega alla luce dell’obiettivo delle istituzioni comunitarie di creare un insieme di regole vincolanti uniformi a livello europeo (single rulebook). Lo strumento del regolamento, direttamente applicabile negli Stati membri senza necessità di atti di recepimento, pone le premesse per realizzare l’armonizzazione massima di determinate aree della disciplina prudenziale, riducendo corrispondentemente le aree di discrezionalità nazionali. Nonostante questo, è necessario sottolineare come non solo la direttiva ma anche il regolamento lasci alle autorità nazionali, nel caso italiano alla Banca d’Italia, la possibilità di esercitare alcune discrezionalità al fine di tener conto delle specificità delle diverse giurisdizioni.

2.1. Le principali novità nella vigilanza prudenziale

Il nuovo framework normativo europeo introduce importanti elementi di novità sul piano dei contenuti rispetto alla precedente normativa prudenziale.

Il primo pilastro, in particolare, è stato rafforzato attraverso una definizione maggiormente armonizzata del capitale e più elevati requisiti di patrimonio. Si è provveduto ad accrescere sia la qualità sia il livello minimo regolamentare del patrimonio di vigilanza nell’ambito di un quadro complessivo di maggiore armonizzazione degli aggregati patrimoniali.

In particolare, per quanto riguarda la qualità del capitale è stata delineata la nozione di common equity tier 1 corrispondente di fatto alle azioni ordinarie e alle riserve provenienti da utili.

Inoltre sono state imposte riserve addizionali in funzione di conservazione del capitale, in funzione anticiclica e per le istituzioni a rilevanza sistemica. In particolare:

a)      la riserva di conservazione del capitale è volta a preservare il livello minimo di capitale regolamentare nei momenti di tensione del mercato;

b)      la riserva di capitale anticiclica ha lo scopo di proteggere il settore bancario nelle fasi di eccessiva crescita del credito;

c)      le riserve di capitale per gli enti a rilevanza sistemica globale (G-SII buffer) e quelle per gli altri enti a rilevanza sistemica (O-SII buffer), richiedono risorse patrimoniali aggiuntive a quei soggetti che proprio per la loro rilevanza sistemica, globale o domestica, pongono rischi maggiori per il sistema finanziario.

L’imposizione di riserve di capitale aggiuntive ha l’obiettivo di dotare le banche di mezzi patrimoniali di elevata qualità da utilizzare nei momenti di tensione del mercato per prevenire disfunzioni del sistema bancario ed evitare interruzioni nel processo di erogazione del credito nonché per far fronte ai rischi derivanti dalla rilevanza sistemica a livello globale o domestico di talune banche.

Infine, in aggiunta al sistema di requisiti patrimoniali volti a fronteggiare i rischi di credito, controparte, mercato e operativo, è stata prevista l’introduzione di un limite alla leva finanziaria (incluse le esposizioni fuori bilancio) per contenere la crescita della leva a livello di sistema. Questo strumento entrerà completamente in vigore solo nel 2018; fino a questo momento le banche potranno calcolare l’indice di leva in maniera semplificata.

Basilea III prevede, altresì, nuovi requisiti e sistemi di supervisione del rischio di liquidità, incentrati su un requisito di liquidità a breve termine (Liquidity Coverage Ratio – LCR) e su una regola di equilibrio strutturale a più lungo termine (Net Stable Funding Ratio – NSFR), oltre che su principi per la gestione e supervisione del rischio di liquidità a livello di singola istituzione e di sistema.

In relazione all’indicatore di breve termine (“requisito di copertura della liquidità” nella terminologia del Regolamento), la Commissione europea dovrà emanare un apposito atto normativo (detto “atto allegato”) entro giugno 2014. Il requisito entrerà in vigore gradualmente iniziando con una percentuale del 60% a gennaio 2015. Per quanto riguarda, invece, l’introduzione del NSFR (“requisito di finanziamento stabile”), la Commissione europea è chiamata a presentare entro dicembre 2016 una proposta legislativa, dando così avvio all’ordinaria procedura di co-decisione, destinata a entrare in vigore nel 2018.

Per quanto riguarda il secondo pilastro – il quale richiede alle banche di dotarsi di un processo di controllo dell’adeguatezza patrimoniale, rimettendo all’autorità di vigilanza il compito di verificarne l’affidabilità – crescente importanza è attribuita agli assetti di governo societario e al sistema dei controlli interni degli intermediari come fattore determinante per la stabilità delle singole istituzioni e del sistema finanziario nel suo insieme. In quest’area sono stati rafforzati i requisiti regolamentari concernenti il ruolo, la qualificazione e la composizione degli organi di vertice; la consapevolezza da parte di tali organi e dell’alta direzione circa l’assetto organizzativo e i rischi della banca e del gruppo bancario; le funzioni aziendali di controllo, con particolare riferimento all’indipendenza dei responsabili della funzione, alla rilevazione dei rischi delle attività fuori bilancio e delle cartolarizzazioni, alla valutazione delle attività e alle prove di stress; i sistemi di remunerazione e di incentivazione. Le nuove norme in questa materia, già pubblicate per consultazione alcuni mesi fa, sono entrate in vigore, da pochi giorni, il 6 maggio 2014, con un primo aggiornamento della Circolare n. 285/2013.

Infine il terzo Pilastro, – riguardante gli obblighi di informativa al pubblico sull’adeguatezza patrimoniale, sull’esposizione ai rischi e sulle caratteristiche generali dei relativi sistemi di gestione e controllo, al fine di favorire la disciplina di mercato – è stato rivisto per introdurre, fra l’altro, requisiti di trasparenza concernenti le esposizioni verso cartolarizzazioni, maggiori informazioni sulla composizione del capitale regolamentare e sulle modalità con cui la banca calcola i ratios patrimoniali.

Sono, inoltre, previsti obblighi di disclosure, con frequenza annuale, con riferimento alle informazioni relative all’utile/perdita prima delle imposte, all’ammontare delle imposte stesse sull’utile/perdita e ai contributi pubblici ricevuti. È previsto, infine, un ulteriore obbligo di disclosure del coefficiente di leva finanziaria.

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