DUCATO DELLE DUE SICILIE

Unità monetaria d’argento del Regno delle Due Sicilie sostituita, insieme con le altre monete d’oro, d’argento e di bronzo, dopo l’annessione al Regno d’Italia, dalla lira italiana creata con la l. 24.8.1862. Il ducato d’argento borbonico pesava 19,119 grammi, era al titolo di 833 millesimi e 1/3 e fu cambiato al corso di 4,25 lire italiane. Il cambio della moneta richiese tempo e ci furono alcune difficoltà, specie con i biglietti della Banca nazionale sarda espressi in lire. La Banca nazionale era stata autorizzata fin dall’ottobre del 1861 a cambiare i suoi biglietti in monete d’oro da 20 e da 10 lire nelle province meridionali, dove però non avevano corso legale. Chi aveva biglietti della Banca Nazionale doveva cambiarli in monete d’oro e poi cambiare queste in monete locali d’argento, pagando il relativo premio. Ciò fu di ostacolo alla penetrazione della Banca nazionale sarda nelle regioni meridionali e in Sicilia e toccò attendere il 1866, allorché i due banchi meridionali, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, divennero effettivi banchi di emissione. Il ducato risaliva all’esarca bizantino Longino, che durante la calata dei longobardi si dichiarò duca di Ravenna ed emise monete, dette ducati, a suo nome e con la sua immagine. Il ducato fu poi moneta d’oro a Venezia e successivamente in molti stati europei e italiani nella triplice versione di moneta di conto, di moneta d’oro e di moneta d’argento. A Napoli il ducato d’oro circolava fin dal 1465 e quello d’argento dal 1551. Il ducato del Regno delle Due Sicilie era stato emesso nel 1818 con il riordino dei sistemi monetari di Napoli e della Sicilia. Nel 1816 era sorto il nuovo regno di Ferdinando I (IV re di Napoli e III re di Sicilia) e c’era stato il ritorno alle monete in circolazione prima che fosse costituito il regno di Gioacchino Murat. Questi aveva provveduto soltanto nel 1810 a introdurre in Napoli il sistema monetario francese in sostituzione delle monete locali: in oro la doppia e l’oncia; in argento il ducato, lo scudo, il taro, il carlino e il grano. Il nuovo sistema monetario del 1818 si basava su un ducato di conto in argento di 100 grani, ovvero di 1.000 cavalli (il cavallo era un’antica moneta di conto, che discendeva dal denaro medievale). In circolazione furono messi i seguenti pezzi: in oro l’oncetta da 3 ducati e suoi multipli da 2, da 5 e da 10 oncette; in argento lo scudo da 120 grani, il ducato da 100 e il carlino da 10 grani, con un grano di circa 0,191 grammi.