DIVORZIO

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L’espressione divorzio dal Tesoro della Banca d’Italia si indicò la cessazione dal luglio del 1981 dell’impegno della Banca d’Italia ad acquistare i buoni del Tesoro non collocati sul mercato. Fu una specie di gentleman agreement, che permise alla Banca d’Italia, d’intesa con il Tesoro, di stabilire l’entità dei propri acquisti di BOT all’emissione in modo da riflettere in misura maggiore che nel passato le esigenze di controllo della creazione di base monetaria. Come conseguenza si ebbe l’aumento della correlazione tra entità del fabbisogno statale e il livello dei tassi dell’interesse adeguato a consentire il collocamento delle emissioni statali nel mercato. Nel tempo la persistenza dei disavanzi, la necessità di allungare la vita media dei titoli in presenza di elevati tassi di interesse e di emettere titoli anche per pagare i rendimenti degli stessi, portò all’accrescimento del monte interessi. In concomitanza si verificò una diversa composizione del debito pubblico. Nella formulazione del bilancio statale la voce interessi superò l’incidenza di un quinto. Sorsero interrogativi circa la convenienza di un finanziamento del disavanzo con base monetaria, oppure con il divorzio, tanto più che il regresso dei tassi di inflazione fu dovuto in prevalenza a cause esterne, tra cui la caduta del prezzo del petrolio Il divorzio fu comunque il primo passo che condusse nel nostro Paese all’indipendenza della banca centrale (v. Banca d’Italia, subDall’istituto di emissione alla banca centrale”).