DIVISIONE

Procedimento di scioglimento della comunione, attraverso il quale il diritto di ciascun partecipante ad una quota del bene o dei beni comuni viene sostituito con un diritto (esclusivo) su di una parte determinata di tali beni. Di regola, ciascuno dei partecipanti può sempre domandare lo scioglimento della comunione, ma i comproprietari possono pattuire di rimanere in comunione per un periodo non maggiore di dieci anni (art. 1111 c.c.). Lo scioglimento della comunione, inoltre, non può essere chiesto quando si tratta di cose che, se divise, cesserebbero di servire all’uso cui sono destinate (art. 1112 c.c.). La divisione ha luogo in natura, se la cosa può essere comodamente divisa in parti corrispondenti alle quote dei partecipanti. La divisione, che ha natura dichiarativa ed effetto retroattivo (al momento in cui è sorta la comunione), è volontaria (o contrattuale), quando è l’effetto di un accordo di tutti i partecipanti, ed è invece giudiziale quando viene disposta dal giudice. La divisione contrattuale, quando riguarda beni immobili, deve essere fatta per atto scritto ed è soggetta a trascrizione. La divisione giudiziale ha luogo in difetto di un accordo delle parti e può essere richiesta da ciascuno dei partecipanti con domanda rivolta nei confronti di tutti gli altri. Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell’eredità, in quanto non siano in contrasto con quelle stabilite per la prima (art. 1116 c.c.).