DIRITTO BANCARIO

È il complesso delle norme che disciplinano la costituzione, l’organizzazione e l’esercizio dell’attività bancaria. Poiché tale attività rappresenta un fattore condizionante dello sviluppo economico, essa assume anche una rilevanza pubblicistica. Consegue che il diritto bancario si compone di norme sia di diritto privato, che disciplinano più strettamente l’impresa bancaria, sia di diritto pubblico, che riguardano i controlli e la vigilanza esercitata dallo Stato in funzione della tutela del risparmio, della stabilità e liquidità del sistema bancario e del mercato monetario. Le fonti del diritto bancario si trovano anzitutto a livello costituzionale: nell’art. 41 Cost., come attività d’impresa, e sopratutto nell’art. 47, Cost., il quale prescrive che la Repubblica incoraggi e tuteli il risparmio in tutte le sue forme e che disciplini, coordini e controlli l’esercizio del credito. È quindi espressamente riconosciuta la possibilità di un controllo sull’attività bancaria in funzione di tutela del risparmio. È poi da segnalare che le Regioni a statuto speciale hanno una limitata competenza legislativa, concorrente con quella dello Stato, che si può esercitare esclusivamente nella disciplina dell’ordinamento di banche a carattere regionale. A livello di legislazione ordinaria, la legge fondamentale è il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (TUBC; d.lg. 1.9.1993 n.385) entrato in vigore il 1°.1.1994, cui sono da aggiungere il d.lg. 24.6.1998 n.213 (decreto euro) attuativo della l. 17.12.1997 n. 433, col quale è stato regolato il passaggio alla moneta unica europea e le norme del codice civile (artt.1834-1860) che disciplinano i contratti bancari. Esistono poi le fonti del diritto bancario c.d. secondarie, che consistono negli atti di natura amministrativa adottati dalle Autorità creditizie (in particolare. Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, Ministero dell’economia e delle finanze e Banca d’Italia), la cui importanza è stata accentuata dal TUBC. Quanto agli usi, normativi e negoziali, del settore (v. consuetudine), essi hanno sempre assunto un’importanza particolare che tuttavia è stata notevolmente ridimensionata dalle norme sulla trasparenza delle condizioni contrattuali. Non costituiscono fonte di diritto nemmeno secondaria, almeno secondo la tesi prevalente, le norme uniformi bancarie predisposte dall’ABI le quali devono invece essere qualificate come condizioni generali di contratto ai sensi dell’art. 1341 c.c.