DIRITTI DOGANALI

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Sin.: dazi doganali. Obbligazioni tributarie consistenti in somme di denaro che la dogana è tenuta a riscuotere (in forza di legge) in relazione alle operazioni doganali. Nell’ampia categoria dei diritti doganali sono compresi istituti assai diversi, sia di natura tributaria (diritti di confine) sia di natura non tributaria (per prestazioni amministrative varie). I diritti di confine comprendono i dazi di importazione e quelli di esportazione, i prelievi e le altre imposizioni all’importazione o all’esportazione previsti dai regolamenti comunitari e dalle relative norme di applicazione e in ordine alle sole importazioni, i diritti di monopolio, le sovraimposte di confine e ogni altra imposta o sovraimposta di consumo a favore dello Stato. L’obbligazione tributaria afferente i diritti doganali sorge, per le importazioni, al momento in cui le merci estere vengono destinate al consumo entro il territorio doganale (ossia dichiarate per l’importazione definitiva) e, per le esportazioni, quando le merci nazionali o nazionalizzate vengono destinate al consumo fuori dal territorio doganale (ossia dichiarate per l’esportazione definitiva). Le fonti normative in materia sono il codice doganale comunitario, istituito dal regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio dell’UE del 12 ottobre 1992 per regolare con criteri uniformi le transazioni commerciali tra gli Stati europei e i Paesi terzi, (entrato in vigore l’1.1.1994) cui si affianca il regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione Europea del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d’applicazione del Codice stesso.Questi provvedimenti, unitamente al d.p.r. 23.1.1973 n. 43, costituiscono le fonti della particolare materia. Si segnala inoltre l’avvenuta approvazione del Testo unico delle imposte di consumo e di fabbricazione con d.lg. 26.10.1995 n. 504 (v. imposta di fabbricazione; armonizzazione fiscale comunitaria-accise).