DIMENSIONE SETTENTRIONALE

Fr. Dimension septentrionale; ingl. Northern dimension. Denominazione dell’area che copre la regione dall’Islanda verso Occidente fino alla Russia del Nord-ovest, dalla Norvegia, il Mare di Barents e di Kara al nord fino agli Stati del Mar Baltico al sud e che è oggetto di specifiche politiche dell’UE. Gli Stati non-UE che rientrano nel suo ambito sono la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, la Federazione Russa, la Polonia, la Norvegia e l’Islanda. Il concetto di “dimensione settentrionale” emerge con la fine della Guerra fredda, l’accessione all’indipendenza degli Stati baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) nel 1991 e l’adesione all’UE di Finlandia e Svezia all’UE (1995) che hanno spostato il baricentro dell’Unione verso nord e hanno formato un confine di circa 1300 km comune a UE e Russia. Un primo riconoscimento della dimensione settentrionale come parte dello spazio europeo è contenuto per la prima volta nelle conclusioni del Consiglio europeo di Lussemburgo del dicembre 1997 con l’incarico dato alla Commissione, su proposta della Finlandia, di predisporre un interim report. Questo è presentato al Consiglio europeo di Vienna del dicembre 1998 con una comunicazione della Commissione (dal titolo Una dimensione settentrionale per le politiche dell’Unione) che fissa gli indirizzi politici e le raccomandazioni operative dell’attività europea nella regione. L’anno successivo il Consiglio europeo di Colonia approva le linee direttive dell’attività e, infine, il Consiglio europeo di Feira del giugno 2000 delibera il Programma d’azione per la Dimensione settentrionale nelle politiche esterne e transazionali dell’UE. Nei prossimi anni il peso della Dimensione europea aumenterà notevolmente nell’UE, se si realizzerà l’adesione della Polonia e dei tre Stati Baltici. Il Programma d’azione di Feira contiene previsioni d’intervento in diverse direzioni, alcune molto sensibili regionalmente legati al degrado e all’inquinamento ambientali dei territori ex sovietici I cui effetti si riversano su tutti gli Stati rivieraschi del Mar Baltico e dell’Artico, così come quello atmosferico, altri di interesse generale come la sicurezza degli impianti nucleari e del trattamento dei rifiuti nucleari. Il Programma prevede inoltre la cooperazione nel settore energetico, dei trasporti transfrontalieri, della giustizia e degli affair interni; interventi per il sostegno degli investimenti transnazionali, della sanità e della sicurezza sociale, per favorire l’accesso alle telecomunicazioni e alle tecnologie dell’informazione, per lo sviluppo delle risorse umane, per preservare costumi e modi di vita delle popolazioni indigene dell’Artico nelle Nordic Countries e nella Russia Occidentale e per risolvere i problemi cui andrà incontro Kaliningrad se diventerà un’enclave russa all’interno dell’UE con l’adesione degli Stati Baltici. La dimensione settentrionale è area di intervento elettivo delle azioni del Nordic Council of Ministers (v. Nordic Countries) e del Nordic Finance Group (attivo, in particolare, è stato nel decennio 1992-1999 il Baltic Investment Programme).