DEREGULATION

Tradotto lett. in it.: deregolamentazione e, meno frequentemente, deregolazione. Indirizzo di politica economica in materia di regolamentazione dei servizi pubblici avviato alla fine degli anni Settanta negli USA dall’Amministrazione Reagan e in Gran Bretagna dal Governo Thatcher, poi recepito in parte dai Paesi dell’UE. Questa politica non riguarda la normativa antimonopolio, che è stata anzi in più Paesi rafforzata o introdotta ex novo, ma la regolamentazione dei monopoli naturali che si formano in alcune attività di servizi (principalmente trasporto ferroviario, stradale, aereo, telecomunicazioni, produzione e distribuzione di energia). A partire dalla fine dell’Ottocento questi servizi negli USA erano stati sottoposti a disciplina e controllo molto stretti (regulation) da parte di pubbliche commissioni e in Europa erano stati statizzati, nazionalizzati o sottoposti a regime di concessione che portavano alla costituzione di un vero monopolio pubblico dell’attività. Il cambiamento di politica in materia di servizi pubblici si fondava sugli studi degli economisti che hanno provato come la regulation, con la struttura formatasi in un secolo, avesse spesso per l’economia costi maggiori ai benefici in ragione delle inefficienze indotte nei meccanismi del mercato (tra cui l’uso distorto e gli sprechi di risorse, lo scoraggiamento della produzione, il freno all’innovazione tecnologica). Le medesime constatazioni era palesi per i monopoli pubblici e le imprese pubbliche di servizi dell’Europa continentale. La politica di deregulation ha portato a un allentamento della regolamentazione modificando o eliminando procedure e controlli spesso inutilmente gravose e inefficienti, e, in Europa alla privatizzazione delle imprese. Si parla di deregulation anche per le attività finanziarie e, in particolare, per la banca e la borsa (deregolamentazione finanziaria, q.v.). In questo caso, però, non si è di fronte a un servizio pubblico, ma ad attività soggette a vincoli e controlli di politica monetaria e creditizia.