DEPOSITO INTERBANCARIO

Rapporto di deposito intercorrente tra due banche e finalizzato alla gestione della liquidità: il deposito interbancario rappresenta per la banca una forma temporanea di impiego di fondi (deposito attivo) o una modalità di raccolta alternativa alle operazioni concluse con la clientela (deposito passivo) e di rifinanziamento presso altre banche. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta le transazioni aventi per oggetto depositi interbancari sono state assoggettate a una disciplina vincolante che, tra l’altro, impediva agli istituti di credito speciale di intervenire nel mercato dei depositi interbancari in qualità di prenditori di fondi e, fino al 1970, impediva alle banche di riconoscere sui depositi interbancari tassi superiori a quelli corrisposti sui BOT (Buoni ordinari del Tesoro). Attualmente il tasso sui depositi è liberamente contrattatile e nelle transazioni possono intervenire indifferentemente banche, istituti di credito speciale e istituti centrali di categoria tanto in qualità di datori che di prenditori di fondi. Al mercato dei depositi interbancari può essere assegnata una duplice funzione in relazione alla quale possono variare la forma tecnica e la scadenza dei rapporti di credito e di debito: la negoziazione di depositi può essere utilizzata dalle banche per aggiustamenti della posizione di tesoreria o quale modalità per integrare in forma stabile l’attività di impiego o di raccolta da clientela. Tradizionalmente il mercato dei depositi interbancari in Italia è stato caratterizzato da una polarizzazione delle posizioni di credito e di debito che ha visto le banche minori nella veste prevalente di datori di depositi e le banche di maggiori dimensioni insieme agli istituti centrali di categoria in posizione di prenditori; in particolare, le banche maggiori sono indotte ad utilizzare il mercato quale canale di provvista al fine di integrare permanentemente la raccolta da clientela che, di norma, risulta insufficiente rispetto alle opportunità di impiego in prestiti o nel mercato dei titoli. In questi casi, frequentemente il rapporto assume la veste tecnica di deposito a vista, vale a dire privo di una scadenza formale e rimborsabile a richiesta della banca depositante, di norma con un preavviso di due giorni. Dal febbraio del 1990 è stato costituito una sorta di mercato regolamentato dei depositi interbancari per elevare la fluidità delle transazioni e favorire condizioni di trasparenza nella formazione dei tassi praticati. Ciò in seguito a una convenzione promossa dall’ABI, cui hanno aderito circa 230 banche, che ha concentrato gli scambi della maggior parte dei depositi su un circuito telematico (e-MID). Le banche aderenti alla convenzione sono tenute a esporre sul terminale video le quotazioni praticate sui depositi delle diverse scadenze e a effettuare le operazioni esclusivamente nell’ambito del circuito telematico e alle condizioni in esso indicate. Nel 1999 proprietà e gestione del circuito è stata assunta dalla e-MID spa. Le modalità di negoziazione prevedono scambi di depositi per scadenzetipo, entro un intervallo che varia tra le 24 ore, quale è la durata dei depositi cosiddetti overnight e i sei mesi. La convenzione impone il formale rispetto dei termini di scadenza delle operazioni. La maggior parte delle transazioni è concentrata sulla scadenza overnight, cui le banche ricorrono per equilibrare temporanei fabbisogni di liquidità derivanti dai regolamenti di stanza di compensazione o per impiegare surplus di tesoreria a brevissimo termine. Il circuito di transazioni telematiche consente di rilevare al termine di ogni giornata i volumi scambiati e i tassi effettivamente praticati sui depositi delle diverse scadenze.