DEPOSITO GIUDIZIALE

Consegna di una somma di denaro o di altre cose mobili fatta a scopo di garanzia o di cautela processuale imposte dalla legge o dal giudice nel corso di procedimenti giudiziari civili, penali, di volontaria giurisdizione o di natura amministrativa. Il tutto per consentire il compimento di un atto o l’attuazione di un provvedimento al di fuori della presenza del giudice, il quale si inserisce, poi, nel rapporto di deposito solo come titolare di un potere di disposizione. Il deposito giudiziale può essere volontario, quando ai soggetti è concessa la facoltà di effettuarlo, quanto meno in rapporto all’ammontare, o obbligatorio quando è imposto direttamente dalla legge (deposito legale) o dal giudice. Il deposito legale, a sua volta, si distingue in sussidiario o amministrativo, se ha per oggetto la carta bollata e le spese di cancelleria necessarie per il procedimento, e in deposito principale, se ha per oggetto una cauzione, in denaro o in titoli del debito pubblico (titoli di credito dello Stato o garantiti dallo Stato), che costituisce il deposito giudiziale in senso stretto e che di solito è a tempo indeterminato. La funzione principale del deposito è di natura cautelare, essendo rivolta a garantire determinati interessi di natura processuale o sostanziale e ad assicurare l’efficacia concreta di un provvedimento giurisdizionale, oltre che a perseguire altri scopi, come quello, p.e., di rendere temporaneamente indisponibile una somma di cui è controversa la proprietà. Oggetto dei depositi giudiziari possono essere denaro, titoli del debito pubblico, buoni del tesoro a lunga scadenza o buoni fruttiferi, oltre che eventualmente titoli fondiari o di enti locali. I depositi giudiziari possono essere effettuati, a seconda dei casi, dai seguenti soggetti: la parte o il suo procuratore, il cancelliere; l’ufficiale giudiziario, il commissionario o l’istituto di vendite giudiziarie; la Polizia Giudiziaria (per il denaro sequestrato che non costituisce corpo di reato). Essi vanno effettuati presso i seguenti pubblici istituti: Cassa DDPP; casse di risparmio postali; Cassa delle ammende. In alcuni casi, previsti dalla legge o autorizzati dal giudice, possono essere effettuati anche presso banche o istituti di credito in genere. Mentre i depositi presso le Casse postali sono infruttiferi, i titoli depositati presso la Cassa DDPP. conservano la loro qualità di titoli produttivi di interessi. I depositi presso banche o altri istituti di credito sono sempre fruttiferi. La costituzione dei depositi è disciplinata da numerose e specifiche disposizioni che variano a seconda dell’ente presso cui devono eseguirsi. La procedura per i depositi presso gli istituti di credito prevede che il depositante, munito del provvedimento del giudice, effettui il versamento ricevendo un comune libretto di deposito nominativo, con l’annotazione del vincolo imposto dal giudice. Il libretto di solito viene depositato in cancelleria ed allegato al fascicolo anche se è prassi nelle procedure concorsuali i libretti siano conservati dal curatore del fallimento. In quanto depositi vincolati, qualsiasi modificazione della destinazione e consistenza dei depositi giudiziali è subordinata ad un provvedimento del giudice e all’adempimento di talune formalità che variano col variare della specie del deposito. Con riferimento ai depositi presso gli istituti di credito, i prelevamenti di somme depositate sui libretti nominativi e vincolati avvengono con l’emissione di apposito provvedimento autorizzativo del giudice e la presentazione del libretto per l’annotazione delle operazioni o estinzione del deposito. Nelle procedure fallimentari è prescritto che per ogni pagamento deve essere emesso dal giudice delegato un mandato direttamente al nome della persona cui deve essere effettuato il pagamento, ed il mandato è comunicato dal cancelliere al beneficiario e all’istituto di credito. I depositi giudiziari devono essere eliminati quando è cessata la causa per la quale vennero costituiti e, comunque, non appena definito il procedimento cui si riferiscono. Le disposizioni che regolano l’eliminazione dei depositi variano col variare della specie, della materia cui si riferiscono e della consistenza dei depositi stessi. È generalmente prevista l’eliminazione del deposito col decorso di un determinato periodo di tempo di inattività delle parti.