DECRETO PENALE, PROVVEDIMENTO DI CONDANNA

Il procedimento per decreto è disciplinato fra i procedimenti speciali nel titolo V del libro VI c.p.p. Il decreto è il provvedimento di condanna emesso al termine delle indagini preliminari: prevede un incentivo premiale nel momento della commisurazione della pena (art.459 secondo comma 2 c.p.p.) e attenua gli effetti penali della condanna (art. 460 quinto comma c.p.p.). Presupposto dell’applicazione del decreto è che non debba essere comminata una misura di sicurezza personale (libro I, titolo VIII, capo I c.p.). Il procedimento nasce su iniziativa del pubblico ministero che ritiene di dover applicare una pena pecuniaria al reato contestato (anche in sostituzione di una pena detentiva: art. 53 l. 24.11.1981, n. 689), ma è attuato dal giudice delle indagini preliminari entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato (art. 459 primo comma c.p.p.). L’imputato o la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono proporre opposizione nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto (art. 461 c.p.p.) determinando la prosecuzione delle attività processuali nelle modalità descritte all’art. 461 terzo comma c.p.p. (patteggiamento, giudizio abbreviato, giudizio immediato, istanza di oblazione). Se non viene proposta opposizione o se questa è dichiarata inammissibile, il giudice che ha emesso il decreto di condanna ne ordina l’esecuzione (art. 461 comma 5 c.p.p.). In seguito all’entrata in vigore della l. 16.12.1999 n. 479, è possibile applicare il procedimento per decreto anche in relazione ai reati procedibili d’ufficio.