DATA

Indicazione del tempo in cui matura una certa situazione giuridica (p.e. il raggiungimento della maggiore età), o accade un fatto giuridicamente rilevante (p.e. la conclusione di un contratto o la scadenza di un debito), o viene formato un documento. Nella data si suole talvolta comprendere anche l’indicazione del luogo in cui gli eventi si verificano, come avviene, p.e., negli atti notarili e nei processi verbali, ma di norma elementi essenziali della data sono soltanto il giorno, il mese e l’anno, indicati con riferimento al calendario civile gregoriano o con mezzi equipollenti; in alcuni documenti eccezionalmente è richiesta anche l’indicazione dell’ora (formazione degli atti relativi allo stato civile). La data è considerata elemento necessario, a pena di nullità, negli atti notarili, nei processi verbali, nelle sentenze, nelle ordinanze e nei decreti e in certe scritture private, come il testamento olografo, la cambiale, il vaglia cambiario, l’assegno bancario e l’assegno circolare. La data indicata in un atto pubblico fa piena prova rispetto a tutti, cioè deve essere ritenuta vera fino a querela di falso. Quella indicata in una scrittura privata deve, nei rapporti fra le parti, ritenersi certa fino a che non ne sia provata la falsità da chi la revoca in dubbio, mentre, se si tratta di scrittura della quale non è autenticata la sottoscrizione, la data non può ritenersi certa riguardo ai terzi se non dal giorno in cui il documento è stato registrato o dal giorno della morte, o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui che l’ha sottoscritto, o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo ugualmente certo l’anteriorità della formazione del documento. Infine, la data della scrittura privata che contiene dichiarazioni unilaterali non destinate a persona determinata può essere accertata con qualsiasi mezzo di prova; la stessa disciplina vale per quietanze.