CAPACITÀ GIURIDICA

Idoneità ad essere titolari di diritti e destinatari di doveri. Si acquista, per le persone fisiche, dal momento della nascita, cioè dall’inizio della vita extrauterina (art. 1 c.c.). Non è richiesta, tuttavia, la vitalità, ossia l’attitudine a continuare la vita: è suf- ficiente che questa vi sia stata almeno per un istante affinché l’individuo possa considerarsi nato vivo e, quindi, possa divenire titolare di diritti. La legge tutela anche la situazione del concepito e fa riferimento pure a coloro che non sono neppure concepiti al momento dell’apertura della successione (ma potrebbero nascere successivamente), prevedendo la validità dei testamenti e delle donazioni a loro favore (art. 462 c.c.). In ogni caso i diritti che la legge riconosce ai nascituri (concepiti e non) sono subordinati all’evento della nascita. La capacità giuridica, che viene meno con la morte, è riconosciuta in via di principio ad ogni uomo (l’art. 22 Cost. sancisce che nessuno può essere privato per motivi politici della capacità giuridica): esistono, però, speciali limitazioni rispetto ad alcuni rapporti dovuti alla età (p.e., in materia di lavoro), al sesso (cfr. tuttavia la l. 9.12.1977 n. 903 e la l. 14.3.1985 n. 132, che vietano discriminazioni contro le donne), alla salute, alle condanne penali, al fallimento, alla reputazione (p.e., in materia di tutela). Per le persone giuridiche la capacità giuridica è insita nella nozione stessa di personalità e pertanto dipende dal regime predisposto dall’ordinamento per i vari tipi di enti (riconosciuti e non). Ovviamente, la persona giuridica non potrà essere titolare di alcuni rapporti (come, p.e., quelli di natura familiare), posti a tutela di interessi esclusivi delle persone fisiche.