CAPACITÀ DI CREDITO

Idoneità di un soggetto economico a ottenere credito, detta in tal caso anche merito di credito, o a erogarlo. Con tale locuzione ci si riferisce principalmente alla clientela bancaria; l’accertamento della sua capacità di credito, necessario presupposto per la concessione di fido (v. affidamento), dipende dalla sua situazione economica, finanziaria e patrimoniale e, soprattutto, dalle sue prospettive reddituali. Un accurato studio delle condizioni che investono la capacità di credito attuale e potenziale del cliente è essenziale per attenuare i rischi bancari connessi con le operazioni di impiego. Tale studio, se l’affidando è un’impresa, deve essere fondato su un’attenta analisi dei bilanci di più esercizi, eseguita ricorrendo a tecniche opportune come quella degli indici (ratios; v. indici di bilancio). E necessario che tale indagine si estenda a situazione patrimoniale e conto economico, e che venga integrata da uno studio dei flussi finanziari (cash flow), verificati in retrospettiva come entità e tempi. L’insieme di questi risultati deve essere considerato alla luce dei programmi aziendali, cosicché anche se i primi sono poco soddisfacenti la capacità di credito potrebbe essere recuperata o ampliata in funzione dei secondi. Appare, infatti, erroneo giudicare staticamente la predetta capacità ed, in tal senso, risulta evidente l’errore di valutarla in funzione delle garanzie patrimoniali offerte dal cliente. Se questi è un privato (v. credito personale) le capacità in questione devono sempre essere accertate in funzione delle sue possibilità di reddito. La locuzione “capacità di credito” può essere intesa, in senso lato, in forma attiva quale capacità di impiego della banca ovvero possibilità di espandere l’ammontare dei prestiti concessi. Obiettivo della banca è quello di sfruttare al massimo la propria capacità di credito verso un’adeguata redditività, con accettabili percentuali di rischio.