AUTORITÀ MONETARIE

Organi preposti alla direzione della politica monetaria. La determinazione del volume di moneta da immettere nel sistema economico è uno degli strumenti più importanti a disposizione del governo per influenzare l’andamento dell’economia. È dunque obiettivo primario dei governi mantenere il controllo sulla creazione di quella che viene definita la base monetaria. L’espansione o la restrizione della base monetaria è capace di influenzare con immediatezza il livello dell’attività produttiva e dei prezzi. I compiti di un’autorità monetaria sono interdipendenti con quelli dell’autorità. Le banche sono il canale principale di operatività gli strumenti di politica monetaria. Questi sono principalmente la manovra del tasso ufficiale di sconto (cioè del tasso di rifinanziamento delle banche) e della riserva obbligatoria, le operazioni di pronti contro termine e il controllo del cambio. Si tratta di controlli che operano indirettamente attraverso il mercato. I controlli amministrativi diretti (p.e. il vincolo di portafoglio e il massimale sugli impieghi) sono stati generalmente abbandonati (nel nostro Paese tra il 1983 e il 1986). Rimangono soltanto i controlli di vigilanza, specie quelli di vigilanza prudenziale che, sebbene indispensabili per il monitoraggio e il governo della stabilità del sistema finanziario, non sono strumenti di politica monetaria. In Italia l’autorità monetaria si articola su tre livelli (non contando il CIPE): il CICR, il Tesoro (Ministero dell’economia e delle finanze) e la Banca d’Italia che, fino all’avvio della terza fase dell’UEM (1°.1.1999) hanno condotto la politica monetaria autonomamente. La competenza del CIPE era, peraltro, ristretta all’indicazione delle priorità in materia di ripartizione dei flussi finanziari tra le diverse destinazioni. Alla Banca d’Italia spettava non solo il monitoraggio del sistema e l’esecuzione delle decisioni di politica monetaria ma, di fatto, anche l’elaborazione di queste ultime, poi deliberate dalle autorità superiori. Con la terza fase dell’UEM la Banca d’Italia è entrata a far parte del SEBC e la politica monetaria non è più elaborata autonomamente dalle autorità italiane (al pari di quanto è avvenuto in tutti e 12 i Paesi dell’Eurosistema) ma è di competenza del Consiglio direttivo della BCE, composto dai Governatori delle BCN e dai membri del Comitato esecutivo della BCE. L’obiettivo principale di politica monetaria per la BCE (che è quello del SEBC, fissato dall’art.105.1 TCE e art. 2 del Protocollo) è il mantenimento della stabilità dei prezzi. I compiti fondamentali della BCE sono di definire e di attuare la politica monetaria dell’area dell’euro; effettuare operazioni sui cambi, detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera dei paesi aderenti all’area dell’euro; emettere banconote nell’area dell’euro; promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. Ulteriori compiti consistono nel raccogliere le necessarie informazioni statistiche dalle autorità nazionali o direttamente dagli operatori economici, p.e dalle istituzioni finanziarie; nell’esaminare l’evoluzione del settore bancario e fi- nanziario e promuovere un regolare scambio di informazioni fra l’Eurosistema e le autorità di vigilanza. Le BCN concorrono alla formazione delle decisioni partecipando al Consiglio direttivo (l’esecuzione è demandata al Comitato esecutivo) e danno attuazione alle decisioni nel proprio Paese secondo il principio di sussidiarietà. I tre Paesi che non hanno aderito all’Eurosistema (Danimarca, UK e Svezia) non hanno rinunciato alla sovranità in materia di politica monetaria. Restano alle autorità nazionali dei Dodici le competenze quali autorità creditizie e cioè di vigilanza sugli intermediari bancari e finanziari e sui mercati finanziari. Si ricordi che nel nostro Paese questa vigilanza è esercitata anche da Consob, ISVAP e COVIP nell’ambito delle rispettive competenze.