nuovissima Enciclopedia di banca, borsa e finanza

Lettera selezionata: Z

  • Z CLASS

    La tranche di Collateralized Mortage Obligations con struttura subordinata che non corrisponde interessi all’investitore finché non sono state rimborsate certe altre tranches, ovvero finché non si verifica qualche altro specifico evento. Fino a tale momento gli interessi che maturano sono aggiunti al capitale a tasso composto. Quando le classi che la precedono sono state soddisfatte pienamente anche la Z class entra in regolare ammortamento a rate costanti per capitale e interesse. Sono anche denominati Z bonds e accrual classes. Le Z classes sono in genere obbligazioni a vita media molto lunga, che entrano in ammortamento dopo 10-15 anni. Essi costituiscono, spesso, l’ultima classe di unReal estate mortgage investment conduit (REMIC; v. anche: mortgage-backed securities).

  • ZAIBATSU

    Grandi cartelli e gruppi giapponesi formatisi nell’era Meiji (1868-1912) con l’aiuto finanziario e politico dello Stato che ne favorì con ogni mezzo la nascita, la crescita, sorreggendone la penetrazione commerciale all’estero per spiazzare i produttori occidentali col sistema del dumping e di una produzione in serie di beni di consumo o semidurevoli di non grande qualità ma a un prezzo molto basso. Nel ventennio tra le due guerre mondiali del Novecento il Giappone era dominato da quattro grandi zaibatsu (Mitsubishi, Mitsui, Sumitomo, Yasuda) che costituivano la struttura tecnica e produttiva di supporto della politica di espansione coloniale e dell’imperialismo nipponico nel Pacifico e in Cina e nella guerra agli Stati Uniti. Ciò si realizzava attraverso gli stretti legami e l’intesa esistenti tra alta dirigenza degli zaibatsu e i vertici politici e amministrativi dello Stato. Gli zaibatsu erano grandi conglomerati controllati da una holding, o sotto la sua influenza dominante, integrati alcuni verticalmente, altri orizzontalmente con un cuore costituito da attività industriali nell’industria pesante, meccanica e di altri settori strategici (per la politica militare del Giappone) e diramazioni bancarie, finanziarie, commerciali internazionali (sogo shosha). . Nel 1945 gli Stati Uniti si proposero di smantellare i cartelli degli zaibatsu con la vendita sul mercato e nel 1947 venne pubblicata una legge antitrust per instaurare un regime di concorrenza. Ma l’attacco comunista in Corea e la Guerra fredda indussero gli USA a potenziare l’economia giapponese in modo da avere un alleato forte. Pochi gruppi e cartelli vennero scissi, presto ricostituiti in seguito a un emendamento della legge antitrust e rinominati keiretsu.

  • ZECCA

    1. Stabilimento dove vengono prodotti per fusione o per coniazione monete, medaglie, sigilli di Stato, timbri. Le zecche specializzate nella coniazione di monete sono state di regola, in Occidente, proprietà del sovrano o di chi da un sovrano aveva ricevuto il diritto di battere moneta con un’investiturafeudale. Dov’era in vigore (e finché lo è stato) il gold standard, chiunque poteva portare alla zecca oro e ritirare l’equivalente in peso di moneta coniata (o di lingotti con sigillo) pagando una tassa di monetazione (diritto di signoraggio; v. anche brassage; monetaggio). Con l’abbandono dell’oro, l’attività delle zecche si è concentrata sulla coniazione di monete commemorative, di medaglie e della moneta divisionaria.

    2. La Zecca dello Stato del nostro Paese era un’azienda industriale del Tesoro, derivante dalla chiusura della Zecca di Torino e di quelle degli Antichi Stati e dal trasferimento delle loro attività in Roma (r.d. 17.2.1870 n.5527 e r.d. 28.6.1892 n. 330). La Zecca è stata conferita con la l. 20.4.1978 n. 154 all’Istituto Poligrafico dello Stato (di poi Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, q.v.) per rimediare ai lunghi scioperi dei dipendenti che avevano bloccato la coniazione, creando penuria di moneta divisionaria in un periodo di forte inflazione che ne richiedeva invece un aumento della circolazione. La Zecca conia monete per lo Stato italiano e per Stati esteri e medaglie artistiche, produce fusioni artistiche, sbalzi in metalli pregiati, fusioni in cera persa, smalti d’arte, sigilli ufficiali.

  • ZERO INVENTORY

    Lett.: niente scorte. Indica la perfetta attuazione della tecnica just in time nella quale la produzione procede assolutamente in assenza di scorte di materie prime e di prodotti intermedi. Si tratta di condizioni limite teoriche, non rigorosamente realizzabili in concreto, se non, forse, in momenti eccezionali e di brevissima durata.

  • ZERO-BASE BUDGETING

    Questo sistema di programmazione e controllo sottopone ad esame annuale non solo le nuove decisioni facenti capo al budget (come avviene nell’incremental budgeting), ma l’intero insieme delle scelte, comprese quelle già attuate in precedenza: da qui la definizione di “budget che parte da zero”. Fra i vantaggi dello zero-base budgeting vi è la possibilità di eliminare sprechi ed inef- ficienze che si sono radicate nell’attività dell’azienda e che persisterebbero nel caso di uso di un budget incrementale. Il principale limite (ma non il solo) dell’uso dello zero-base budgeting consiste nella complessità e nel costo del lavoro di analisi, che tra l’altro può avere come conseguenze difficoltà di accuratezza e burocratizzazione.

  • ZERO-COUPON BONDS

    Titoli che non portano cedole, cioè prevedono solo il rimborso del capitale facciale alla scadenza. Sono emessi a sconto e la differenza tra valore facciale e prezzo di emissione (o di acquisto sul mercato secondario) costituisce il rendimento del titolo. I più noti zero-coupon bonds sono i BOT. Sono stati emessi dal Governo italiano anche titoli zero-coupon con durata pluriennale (i CTZ). Zero-coupon bonds a lunga durata (fino a 30 anni) sono gli EE bonds del Tesoro USA (v. saving bonds).

  • ZETA ANALYSIS

    Procedimenti statistici di analisi discriminante multipla (multiple discriminant analysis-MDA) in base a indici di bilancio degli anni passati per la stima del rischio di credito collegato alla probabilità di insolvenza delle imprese. A un primo modello, noto come Z-Score model, elaborato da Edward I. Altman nel 1968 è seguito nel 1977 un modello di seconda generazione, lo ZETA® Credit Risk Model, elaborato dallo stesso Altman e da Robert G. Haldeman e P. Narayanan nel 1977, di proprietà della ZETA Services, Inc. (Hoboken, NJ). Entrambi sono parecchio utilizzati dalla pratica bancaria. Altman ha riveduto il suo modello nel 2000.

  • ZINGALES prof. LUIGI

    Nato a Padova nel 1963, laureato in Economia all'università Luigi Bocconi di Milano, ha conseguito un dottorato di ricerca (PhD) al Massachussets Institute of Technology (MIT) e insegna Impresa e finanza alla Booth School of Business della University of Chicago.

  • ZLOTY POLACCO

    Codice ISO: PLZ. Lo zloty discende dal vecchio fiorino zloty, che a far data dalla riforma monetaria del re Sigismondo III nel 1614 fu solo moneta di conto, parificata 30 Grossi in argento, ciascuno di 12 denari. Il fiorino zloty testimoniava le difficoltà politiche ed economiche della Polonia, che a parte la breve epoca di sviluppo economico e di espansione territoriale al tempo del re Casimiro IV Iagellone, fu tormentata sempre dalle guerre interne ed esterne. Fino dalla formazione dello Stato polacco verso la metà del X secolo e la donazione della Polonia alla Santa Sede nel 992, papa, svedesi, prussiani, ordine teutonico, russi di Kiev e infine turchi della Mezzaluna hanno calpestato il suolo della Polonia prima dell’affermazione degli Iagellone. Caduta questa dinastia la Polonia ha visto nuove invasioni e ripetute spartizioni del territorio polacco da parte delle potenze confinanti. Lo zloty effettivamente circolante fu battuto solo nel 1815 sotto la protezione russa e nel 1833 fu quotato 0,15 rubli. Lo zloty polacco ebbe vita travagliata per tutto il XIX secoloe nel XX a causa soprattutto delle due guerre mondiali, durante le quali dovette confrontarsi con le monete di occupazione (per due volte il marco tedesco e con il rublo sovietico). Nel 1945 un nuovo zloty fu ufficialmente introdotto nel paese, le monete di occupazione (Reichsmark, rublo e zloty di Cracovia) furono sostituite e la parità con il dollaro Usa fu stabilita in 5,30 zloty. Questo cambio non poté reggere alla prova del mercato e ben presto precipitò di anno in anno fino a oltre 400 zloty per dollaro. Nel 1950 la Polonia si ritirava dal FMI, al quale però non aveva mai comunicato la parità aurea. Questa fu stabilita nel 1950 con l’allineamento al rublo sovietico nella misura di 0,222168 grammi di fino, corrispondenti a una cambio alla pari con il rublo e uno di 4,2 zloty per dollaro. Questi cambi subirono deterioramenti e nel 1957 il cambio con il rublo fu posto a 1,50 zloty, mentre quello ufficiale con il dollaro diventava non operativo e quello di mercato nero superava l’anno dopo i 180 zloty. Nel gennaio del 1961 in seguito alla riforma del sistema monetario sovietico veniva creato un cambio ufficiale di 4,44 zloty per rublo e uno per il settore turistico e per l’area non commerciale di 14,99 zloty sempre per rublo. Lo zloty del 1950 diventava Valuta Zloty valida per usi statistici. Un nuovo allineamento ufficiale avveniva nel 1963 con un cambio di 15,31 zloty per rublo valido per le transazioni turiste e per il settore non commerciale. In seguito furono introdotti speciali buoni per i turisti occidentali, che di fatto tenevano conto del deprezzamento dello zloty. Le complesse vicende politiche della Polonia hanno inciso fortemente sulla tenuta della moneta, il cui corso ha si è di mese in mese deprezzato fino a superare 10.000 zloty per dollaroUsa. Dopo il crollo dei sistemi a economia accentrata il deprezzamento, che aveva portato il cambio a circa 40.000 zloty per dollaro, è stato fermato con un’opportuna politica di stabilizzazione. Con il taglio di alcuni zeri il corso della moneta è risultato alla fine degli anni Novanta di circa 4 zloty sempre per dollaro Usa.

  • ZOLLVEREIN

    Lett.: unione doganale. Viene chiamata con questo nome abbreviatamene il Deutscher Zollverein, unione doganale tra i regni della Confederazione germanica in vigore con varie vicende e contrasti tra il 1834 e il 1871. Negoziato dalla Prussia negli anni Venticol secondo fine di farne lo strumento della sua politica imperialista di annessioni, non fu accettato dagli Stati tedeschi più lungimiranti che formarono nel 1828 un’unione doganale antiprussiana (Mitteldeutscher Handelsverein), poi smembrata dalle pressioni della Prussia. Il trattato dello Zollverein venne sottoscritto da una parte degli Stati tedeschi nel 1833 (in vigore dal 1°.1.1834) escludendo per volontà prussiana a bella posta l’Austria, mentre gli Stati del Nord-ovest costituivano una propria unione (lo Steuerverein). In una crisi dell’Unione del 1852 la Prussia denunciò il Trattato del 1833 e concedette all’Austria la clausola della nazione più favorita, costringendo gli Stati minori a tornare sotto l’egida prussiana. Incurante degli interessi di questi, la Prussia stipulò nel 1862 un trattato di libero scambio con la Francia danneggiando gli Stati del sud ma riuscendo con minacce di ritorsione economica a impedirne la dislocazione verso l’Austria. Nel 1867 la Prussia riesce a costituire un parlamento doganale degli Stati tedeschi a Berlino. Dopo la sconfitta dell’Austria a Sadowa (1866) e della Francia (1870) lo Zollverein costituì il quadro territoriale delle annessioni al II Reich. La costituzione di un mercato fortemente protetto era servito, nel frattempo, soprattutto allo sviluppo industriale della Prussia.

  • ZOMBIE ECONONOMICS: LE IDEE FANTASMA DA CUI LIBERARSI

    ZOMBIE ECONONOMICS: LE IDEE FANTASMA DA CUI LIBERARSI, di John Quiggin, ed. italiana a cura di E.Barucci e M.Messori, UBE 2012.

    Il brillante volume di Quiggin, docente all'università del Queensland in Australia, riprende le cinque idee che hanno contribuito a creare le condizioni della crisi economica e finanziaria e le tratta da Zombie quali sono: morte ma non ancora eliminate dalla scena intellettuale economica:

    la grande moderazione, l'ipotesi di mercati efficienti, l'equilibrio economico general estocastico, l'economia del gocciolamento e le privatizzazioni.

    Le idee zombie avrebbero dovuto essere state spazzate vià già da tempo e la lettura del volume aiuta a prendere coscienza della svolta che la scienze economica deve fare per sopravvivere all'attuale crisi economica e culturale.

  • ZONA DI COMPETENZA TERRITORIALE

    Territorio nazionale in cui possono operare le banche di credito cooperativo (BCC; v.banca di credito cooperativo). La zona di competenza territoriale è indicata nello statuto delle BCC. Essa comprende, in continuità territoriale, i comuni in cui vengono aperte filiali e i comuni limitrofi. Il requisito della contiguità territoriale non ricorre nelle ipotesi i cui due o più comuni siano separati tra loro dal mare. L’operatività può essere estesa in paesi esteri, comunitari ed extracomunitari, limitrofialla propria zona di competenza territoriale, attraverso l’apertura di succursali ovvero in regime di libera prestazione di servizi (Tit. III, Capitoli 2 e 3, delle Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia). Possono essere previste sedi distaccate insediate in comuni non compresi nella zona di competenza territoriale purché nominativamente indicati nello statuto. In tal caso la competenza territoriale della banca si estende al comune in cui è insediata la sede distaccata e ai comuni limitrofi. Per l’apertura di sedi distaccate è necessario che la banca: a) abbia posto in essere nel nuovo comune e nei comuni a questo limitrofiuna rete di rapporti con clientela ivi residente o operante e abbia raccolto almeno 200 adesioni da parte di nuovi soci; b) sia in linea con la disciplina in materia di coefficienti patrimoniali obbligatori; c) abbia una situazione organizzativa ed un sistema dei controlli interni adeguati, in relazione ai rischi connessi alle differenti caratteristiche delle nuove piazze di insediamento. Le banche di credito cooperativo non possono installare sportelli automatici ATM fuori della zona di competenza territoriale. Non sono soggetti a limitazione territoriale i POS. L’operatività in Paesi esteri non rientranti nella zona di competenza territoriale è soggetta ai limiti fissati per l’operatività fuori zona.

  • ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA

    Fascia di mare larga 200 miglia marine posta adiacente e oltre il mare territoriale (fascia di 12 migliamarine lungo le coste continentali e insulari) in cui lo Stato costiero fruisce di diritti sovrani in materia di esplorazione, sfruttamento, conservazione delle risorse naturali, minerarie e biologiche, esistenti nelle acque sovrastanti il fondo marino, sul fondo marino stesso e nel suo sottosuolo. Nella zona economica esclusiva lo Stato costiero è competente per l’installazione e l’utilizzo di isole e impianti artificiali, per la ricerca scientifica marina e per la protezione dell’ambiente marino contro l’inquinamento. L’istituto della zona economica esclusiva è stato disciplinato dalla Convenzione sul diritto del mare di Montego Bay, firmata al termine della III Conferenza sul diritto del mare il 10.12.1982 ed entrata in vigore nel 1994. La Convenzione di Montego Bay ha recepito anche il regime della piattaforma continentale, già stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1958, al termine della I Conferenza sul diritto del mare. La piattaforma continentale è il prolungamento naturale del territorio dello Stato fino al limite esterno del margine continentale ed è costituita dal fondo marino e dal suo sottosuolo. La competenza dello Stato si estende comunque oltre, fino a 200 miglia, se il margine continentale si trova a una distanza inferiore. Se questo si allarga geologicamente oltre le 200 miglia, la piattaforma continentale si estende fino a 350 miglia marine dalle linee di base del mare territoriale ovvero per non oltre le 100 miglia marine calcolate dall’isobata di 250 metri.

  • ZONA FRANCA

    Parte del territorio di uno Stato che gode di particolari prerogative ed esoneri doganali. La condizione giuridica di zona franca può essere sancita sia dallo Stato che esercita la sovranità su di essa, sia da accordi fra detto Stato e uno estero. La zona franca può essere effettivamente situata al di fuori dei limiti della zona doganale dello Stato o entro tali limiti. Zone franche entro i limiti doganali dello Stato sono i porti, i punti e i depositi franchi. Caratterizzata dall’esonero del pagamento in tutto o in parte dei diritti doganali o dagli altri oneri fiscali, la zona franca tende ad agevolare i territori la cui posizione è geograficamente e politicamente poco favorita. Nelle zone situate al di fuori dei limiti doganali dello Stato sono permessi la trasformazione e il consumo delle merci introdotte. Tale prerogativa, non prevista nelle altre zone franche, favorisce le industrie trasformatrici, che si avvalgono di materie prime e prodotti sussidiari, i quali sono così esenti da dazio. 1 prodotti di queste industrie, se riesportati, rimangono esenti da dazio; tale tributo deve essere invece corrisposto sui prodotti che vengono introdotti nel territorio dello Stato. Le merci nazionali o nazionalizzate che pervengono nella zona franca si considerano, a tutti gli effetti fiscali, come merci esportate. In Italia vi sono le zone franche di Livigno, Campione d’Italia, Valle d’Aosta e Gorizia, disciplinate dall’art. 2 del TU delle leggi doganali. Normativa comunitaria. A livello europeo la materia è disciplinata dalla direttiva 75/69/CE e dai regg. CE n. 88/2504 e 93/2454. Con signi- ficato diverso rispetto all’ordinamento italiano, la normativa comunitaria definisce zona franca ogni territorio istituito dalle autorità competenti al fine di far considerare le merci che si trovano nell’ambito della Comunità come non esistenti nel territorio doganale agli effetti dell’applicazione dei dazi doganali, dei prelievi agricoli, delle restrizioni quantitative e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente. La durata della permanenza delle merci nella zona franca è illimitata, salvo diversa disposizione dello Stato. Attualmente le zone franche della CE sono dodici delle quali due in Italia: punto franco di Trieste e punto franco di Venezia. In Italia l’istituto più vicino alla normativa comunitaria è quello dei depositi franchi e punti franchi, parti del territorio che godono di speciali regimi fiscali (v.porto franco; punto franco).

Lettera selezionata: Z In lingua italiana

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