VOLATILITÀ DEL PREZZO DEL PETROLIO (Enciclopedia)

La dipendenza dell'economia mondiale dal petrolio rappresenta un elemento cruciale ampiamente investigato all’interno della vasta letteratura riguardante l'economia dell'energia. Storicamente all’aumentare della volatilità del prezzo del petrolio, si è registrato un crescente interesse sia da parte degli accademici che degli operatori di mercato nel comprendere le cause e le determinanti strettamente connesse all’andamento dei prezzi. In tale contesto è importante notare come le variazioni stesse del prezzo del petrolio siano in parte parzialmente deterministiche (riserve petrolifere, offerta e domanda di petrolio, decisioni politiche dell'OPEC) e in parte parzialmente casuali e non prevedibili (la “commodity petrolio” interpretata come asset finanziario scambiato nelle borse finanziarie). Questa peculiarità rende il prezzo del petrolio particolarmente difficile da prevedere sia per fini di politica industriale sia dal punto di vista degli investimenti finanziari. Diverse specificazioni sono state proposte al riguardo con l’intento di studiare e prevedere la volatilità del prezzo, esaminando sia la struttura a termine dei tassi di interesse sia la capacità dei prezzi futures di essere affidabili predittori dei prezzi spot. Una delle cause della scarsa capacità di previsione e della persistente instabilità dei prezzi del petrolio deve essere analizzata attraverso la "dicotomia del prezzo del petrolio" (Fattouh 2010), cioè il petrolio visto come una commodity scambiata sul mercato reale dove il prezzo di equilibrio emerge dall'interazione di offerta e domanda, e dall'altro lato, come un asset finanziario dove i traders scambiano i loro asset al fine di coprire le loro posizioni rischiose ed azioni speculative.
Diverse tecniche empiriche, come anche i modelli ARCH e GARCH (Bollerslev, T. (1986), and Engle, R.(1982) ), l'analisi delle componenti principali (PCA) i processi jump models e i modelli a uno, due e tre fattori sono stati implementati per modellare la volatilità del prezzo del petrolio. Bollerslev ed al. (1992) Figlewski (1997), Poon and Granger (2003) e Brook ed al. (2002), imputano il fattore volatilità quale elemento imprescindibile per un completo understanding degli oil prices e come variabile chiave all’interno della letteratura a riguardo. Osservando l’evoluzione storica del prezzo del petrolio durante gli anni settanta e novanta, la natura differente di tali shock ha complicato l’obiettivo degli studiosi nell’individuare i driver responsabili della volatilità del prezzo stesso. La semplice osservazione dei contratti futures legati al prezzo del petrolio sul NYMEX (o sulle altre piazze finanziarie internazionali) in un determinato arco temporale, getta molti interrogativi su quanta parte delle oscillazioni delle quotazioni sia attribuibile a fattori di breve periodo, tra i quali la volatilità, quanta sia invece dovuta a fattori di lungo periodo come cambiamenti strutturali di domanda e offerta, e allo stesso tempo, quanta parte sia infine individuabile in co-movimenti e correlazione tra le variabili stesse. A tale riguardo Herce ed al. (2006) affermano che la gran parte della volatilità del prezzo del petrolio sia determinata da fattori transitori (white noise, speculation, short selling, etc etc.) di breve termine che tendono a perdere la loro influenza in un orizzonte più lungo. Huang ed al. (2009) analizzano sia le dinamiche di breve termine che le possibilità di arbitraggio tra i prezzi spot e futures del petrolio. Osservando la decade compresa tra il 1990 e il 2001, essi trovano una relazione inversa tra la volatilità del prezzo e il livello delle giacenze. Pindyck (2001) studia sia le oscillazioni a breve termine dei prezzi delle commodity che la produzione ed i livelli delle riserve stesse attraverso una disaggregazione dei principali driver del mercato petrolifero analizzando, allo stesso tempo, una serie di variabili chiave e i loro effetti sulla volatilità del mercato. Egli afferma che i produttori decidono i livelli di produzione di petrolio sulla base delle informazioni riguardanti i livelli futuri attesi del prezzo spot e delle riserve. I mercati a pronti dipendono invece da altre variabili come anche le condizioni meteorologiche, il reddito aggregato, gli stock del capitale, random shock e cambiamenti tecnologici. Seguendo l’approccio di Krichene (2005) possiamo identificare domanda e offerta di petrolio rispettivamente come:
OD = B1x + B2w + B3z + ε
OS = B1x + B2wε + B3g + B4d + ε
Con la domanda (OD) dipendente da:
x =produzione di petrolio (milioni di barili per day)
w = prezzo del petrolio (per barile)
z = indice del Pil reale per i sette paesi maggiormente industrializzati
ε = costante.
e l’offerta (OS) dipendente da:
x =produzione di petrolio (milioni di barili per day)
we = prezzo reale atteso del petrolio (per barile)
g = produzione di gas naturale (miliardi di m3)
d =variabile dummy per gli ampi swings del prezzo del petrolio
ε = costante;
All’interno di questo meccanismo è possibile individuare una componente caratterizzata da fattori fondamentali (equilibrio tra domanda e offerta) e una componente guidata da "noise trading", quali ad esempio random shifts. Pindyck (2001) teorizza che insita nelle dinamiche di prezzo sottostante al valore di equilibrio del petrolio vi sia una certa distorsione nei fondamentali, fattori incapaci di spiegare interamente le dinamiche di breve periodo. Sia la volatilità a breve che quella a lungo termine emerge dall’incertezza sottostante il mercato delle commodity e, nello specifico, il prezzo del petrolio. In tale direzione Pindyck suggerisce che tra le misure che possono essere adottate per ridurre tale volatilità vi sia un meccanismo di risk sharing tra le parti e un più ampio buffer di oil stock a garanzia delle controparti. Le oscillazioni del prezzo del petrolio che hanno caratterizzato in maniera profonda le quotazioni del greggio possono essere riscontrate osservando l’andamento del WTI scambiato a 50US$ p.b ad inizio 2007, 100 US$ p.b nel marzo del 2008, 145 US$ p.b, nell’agosto del 2008, a 33US$ del febbraio del 2009 e nuovamente a 113US$ p.b nell’aprile del 2011 (figura 1).
Figura 1: Andamento del WTI (Gennaio 2001 – Agosto 2011)

Fonte: Elaborazione dell’autore su dati Bloomberg
Tale drammatica variazione nei prezzi, in archi temporali così ridotti, ha impattato in maniera irreversibile sulle decisioni di investimento da parte dei produttori, consumatori e policy-maker. Anche se queste variazioni possono essere percepite come una caratteristica del prezzo stesso, esiste ancora un margine per limitarne la volatilità e ridurne la frequenza al fine di gestire le ricadute negative sull’output aggregato. Dal lato della domanda, le azioni dei policy-maker dovrebbero focalizzarsi sul rafforzamento nei meccanismi in grado di fornire una valida risposta dei prezzi domestici alle dinamiche di mercato, includendo anche i cambiamenti di prezzo nei mercati internazionali. Lo strumento dei sussidi, se indirizzato in maniera specifica e puntuale, potrebbe ergersi a meccanismo di protezione per i gruppi maggiormente vulnerabili a tale volatilità.
Dal lato dell’offerta, investimenti stabili e programmati insieme ad agevolazioni fiscali a livello paese, potrebbero ridurre le turbolenze dei mercati ed offrire un’ottica più stabile e meno incerta della programmazione della produzione del petrolio nel medio-lungo periodo. Accordi pubblici e privati potrebbero sfruttare le sinergie delle competenze specifiche provenienti da ciascuna parte. Un incremento nella trasparenza sul mercato e una maggiore supervisione dal punto di vista della regolamentazione potrebbero fornire un ausilio importante al fine di massimizzare i benefici che la “financialization” offre e, allo stesso tempo, deprimerebbero il potenziale dei rischi legati alla stabilità monetaria. Una frequenza più alta e una maggiore disaggregazione dei dati riguardanti i flussi di investimento derivanti dagli scambi dei contratti derivati, potrebbero chiarire maggiormente le dinamiche dei fattori capaci di influenzare il processo di formazione del prezzo. In conclusione possiamo sottolineare che, al fine di evitare eccessive variazioni di prezzo, produttori, consumatori,  investitori finanziari e regolatori di mercati devono contribuire nei loro specifici ruoli  a migliorare la trasparenza e il funzionamento nei mercati globali del petrolio.

Bibliografia
T. Bollerslev., Generalized Autoregressive Conditional Heteroskedasticity, Journal of Econometrics 31, (307-327) 1986.
A. Brook, R. Price, D.Sutherland, D, N. Westerlund, and C. Andrè., Oil price developments: Drivers, Econmomic Consequences and Policy Responses. Economics Department Working Papers, No. 412, 2004 .
R. Engle.,  Autoregressive Conditional Heteroskedasticity with Estimates of Variance of United Kingdom Inflation,  Econometrica 50, (987-1008) 1982.
B. Fattouh., Oil market dynamics through the lens of the 2002-2009 price cycle. Oxford Institute for Energy Studies, 2010.
S. Figlewsky., Forecasting Volatility, Financial Markets, Institutions and Instruments, 6 (1-88), 1997.
M. Herce, J.E. Parsons, and Ready, R.C., Using futures prices to filter short-term volatility and recover a latent, long-term prices series for oil. Center for Energy and Environmental Policy Research (CEEPR) 06-005 WP, 2006.
B.N. Huang, C.W. Yang, and M.J. Hwang., The dynamics of a nonlinear relationship between crude oil spot and futures prices: a multivariate threshold regression approach. Energy Economics, 31(91-98), 2009.
N. Krichene., World Crude Oil and Natural Gas: a demand and supply model, Energy Economics 24, (557-576) 2002.
N. Krichene., A simultaneous equations model for world crude oil and natural gas markets. IMF Working Paper, pages (1-24) WP/05/32, 2005.
R.S. Pindyck., The dynamics of commodity spot and futures markets: A primer. The Energy Journal, 3 (1-22), 2001.
S.H. Poon, and C.W.J. Granger., Forecasting volatility in financial markets: a review. Journal of Economic Literature, 2003.
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