VIOLAZIONE DEI SIGILLI

Delitto doloso consistente nella rimozione o alterazione del segno materiale apposto su una cosa da un pubblico ufficiale per disposizione di legge o per ordine dell’autorità (giudiziaria o amministrativa) per assicurare la conservazione o l’identità della cosa stessa. Il fatto è previsto come reato dall’art. 349 c.p., che lo punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da lire duecentomila a due milioni. Il comma 2 dell’art. 349 c.p. prevede un’aggravante di pena (reclusione da tre a cinque anni e multa da lire seicentomila a sei milioni) nel caso autore del fatto sia il custode della cosa. L’art. 450 c.p. prevede e punisce con la multa da lire centomila a due milioni il custode che colposamente rende possibile o comunque agevola la violazione dei sigilli. Con l’apposizione dei sigilli si intende conservare la cosa nello stato in cui si trova, evitando ogni sorta di ingerenze; costituisce, pertanto, violazione qualsiasi attività che vanifichi l’apposizione di essi, a prescindere dalla loro fisica alterazione (p.e. ingresso da altri accessi nell’immobile sequestrato al quale sia stata sigillata la sola porta principale).