URUGUAY ROUND

Ottavo e ultimo ciclo negoziale del GATT. Iniziato nel settembre del 1986 a Punta del Este, Uruguay, avrebbe dovuto concludersi entro il 1990. La complessità delle negoziazioni, dovuta sia al numero estremamente elevato dei partecipanti (117) sia alla particolarità dei temi trattati, ne hanno prorogato lo svolgimento fino al dicembre del 1993. In questo negoziato si sono conclusi 28 accordi separati che estendono le regole del libero scambio ad aree commerciali fino ad ora escluse, quali l’agricoltura, i servizi, l’interscambio di prodotti tessili e dell’abbigliamento, la proprietà intellettuale e gli investimenti esteri. Inoltre, pur non rappresentando più l’obiettivo specifico dei negoziati, sono state ridotte ulteriormente le tariffe doganali sui prodotti industriali. Infine, è stata creata una nuova organizzazione, il WTO (World Trade Organization), col compito di garantire la piena applicazione degli Accordi conclusi con l’Uruguay Round. Alla fine del periodo di transizione previsto prima dell’entrata in vigore dei singoli accordi, non dovrebbero più virtualmente esistere “zone grigie”, zone cioè che sfuggono all’applicazione delle regole del libero scambio. Gli accordi conclusi con l’Uruguay Round possono essere così riassunti:

1. Tariffe industriali. I dazi sui prodotti industriali importati dai paesi industrializzati si ridurranno in media del 37%; molti settori, tra i quali acciaio, macchine agricole, mobili, farmaceuticaecc. saranno completamente liberalizzati. Viene ulteriormente rafforzato il meccanismo del consolidamento dei dazi (tariff binding), in base al quale ciascun Paese membro si impegna a non mutare il livello dei dazi se non in sede multilaterale.

2. Agricoltura. Riduzione media delle tariffe del 36% in sei anni con un minimo del 15% per prodotto; trasformazione delle barriere non tariffarie in tariffe e progressiva riduzione delle stesse; riduzione, sempre in sei anni, delle sovvenzioni all’export del 21% in quantità e del 36% in valore.

3. Servizi. Accordo per una liberalizzazione progressiva del settore da attuarsi attraverso l’elaborazione di liste di impegni specifici; applicazione incondizionata della clausola della nazione più favorita, che assicura ad ogni Membro del GATT lo stesso trattamento, salvo deroghe concesse solo per periodi transitori di durata non superiore a 10 anni; sono stati esclusi dall’accordo i servizi marittimi, finanziari, professionali, il movimento delle persone fisiche ed i trasporti marittimi, i quali saranno oggetto di negoziazioni separate future.

4. Investimenti. E’ stata compilata una lista indicativa di misure considerate incompatibili con il principio della non-discriminazione; si prevede un trattamento differenziato per i paesi in via di sviluppo; è stato istituito un comitato di controllo.

5. Proprietà intellettuale. Applicazione dei principi GAI-r del trattamento nazionale e della clausola della nazione più favorita; trattamento differenziato per i paesi in via di sviluppo; le disposizioni dell’Accordo devono entrare in vigore entro un anno; divieto di modificare le legislazioni nazionali durante i periodi di transizione.

6. Tessile-abbigliamento. Eliminazione graduale dei contingenti all’importazione previsti dall’Accordo Multifibre (10 anni); maggiore accesso dei prodotti europei nei paesi di nuova industrializzazione.

7. Anti-dumping (v. dumping; dumping e sovvezioni). Clausola de minimis (margine di dumping superiore al 2%); maggior tutela delle parti interessate; il periodo di applicazione delle misure provvisorie non può eccedere i 6 mesi; durata massima del dazio anti-dumping: 5 anni.

8. Sussidi. Si ritengono esistere sovvenzioni quando si verificano “contribuiti finanziari delle Autorità, o di qualunque organismo pubblico di un paese, che costituendo oneri per il pubblico erario, conferiscano vantaggi ai destinatari”. Vengono classificate in sovvenzioni proibite (ovvero subordinate di diritto o di fatto ai risultati dell’esportazione), passibili di sanzione (se ritenute causa di implicazioni negative per gli altri paesi Membri) e legittime (aiuti allo sviluppo e per attività di ricerca); il pregiudizio si evidenzia quando il livello massimo della sovvenzione raggiunge il 5% del valore totale delle vendite globali annue del prodotto sovvenzionato; trattamento preferenziale per i paesi in via di sviluppo.

9. Clausola di salvaguardia. Le misure di “zona grigia” devono essere eliminate entro 4 anni dall’entrata in vigore del WTO; nuove misure possono essere introdotte se viene accertato un pregiudizio grave, per il periodo necessario a sanare tale pregiudizio e comunque non superiore a 4 anni (prorogabili a 8 in casi particolari); per le misure la cui durata è superiore all’anno sono previsti meccanismi di liberalizzazione progressivi; le misure la cui durata è superiore a 3 anni sono soggette a revisione a metà periodo.

10. Regole del GATT. Vengono modificate molte regole relative a licenze all’importazione, unioni doganali (v.unione doganale) e aree di libero scambio (v. area di libero scambio), esenzioni dai principi basilari del GATT, regole di origine ecc.

11. Barriere tecniche. Viene istituito un “codice di pratica” per l’elaborazione, l’adozione e l’applicazione di disposizioni comuni in materia in modo da favorire la cooperazione e l’armonizzazione delle normative nazionali.

12. Appalti pubblici. Viene ampliato il campo di applicazione dell’Accordo ai servizi; sono inclusi oltre ai governi centrali, anche gli enti sub-centrali e gli enti di interesse pubblico; si applicano i principi della non discriminazione, della trasparenza e del trattamento nazionale; viene favorita la partecipazione dei paesi in via di sviluppo.

13. WTO. L’Accordo Generale del GATT viene trasformato in una vera e propria istituzione internazionale.

14. Risoluzione delle controversie. Non sono ammesse misure di ritorsione unilaterali; le trattative devono essere condotte all’interno del GATT; procedura di risoluzione delle controversie più rapida ed efficace.

15. La conclusione dell’Uruguay Round costituisce un risultato significativo dal punto di vista del rafforzamento del sistema di commercio multilaterale che, soprattutto negli anni ottanta, si era andato progressivamente indebolendo sia per il continuo ricorso, soprattutto da parte dei paesi industrializzati, a misure protezionistiche unilaterali, sia per la crescente importanza dei settori non coperti dalle regole multilaterali (agricoltura, servizi, tessile abbigliamento, investimenti diretti ecc.) per l’economia internazionale. Sebbene sia pressoché impossibile quantificare i benefici derivanti da questo round di negoziazione, è innegabile che in seguito ad esso si verificherà un ulteriore aumento dei flussi commerciali, grazie al migliorato accesso ai mercati in tutti i settori industriali, in quello agricolo e nei servizi, ed un incremento dell’efficienza indotto dal migliorato quadro della concorrenza generato dalla liberalizzazione del commercio. Quanto alla distribuzione di tali benefici, i paesi più avvantaggiati sono sicuramente quelli più sviluppati (Unione Europea e Stati Uniti in testa), mentre i paesi in via di sviluppo soffriranno, almeno nel breve periodo, costi di transizione più pesanti, dovuti soprattutto all’erosione delle preferenze tariffarie di cui precedentemente godevano e ad un aumento dei prezzi agricoli importati.