TASSO DI RIFERIMENTO

Tasso attivo, detto anche tasso base, che deve essere applicato dalle banche sulle operazioni effettuate a valere su leggi agevolative che prevedono contributi statali in conto interessi. Esso viene modificato, dal 1987 con frequenza mensile, con decreto del Tesoro in relazione alle variazioni del costo della raccolta obbligazionaria a tasso fisso; tali variazioni vengono rilevate dalla Banca d’Italia che calcola il costo medio ponderato delle emissioni effettuate nel periodo di riferimento dalle stesse istituzioni creditizie a cui viene sommata una provvigione onnicomprensiva a favore degli istituti eroganti. La differenza tra il tasso di riferimento e il tasso agevolato, che deve essere corrisposto dal prenditore dei fondi, determina la misura del concorso agli interessi da parte dello Stato e, quindi, indirettamente il volume di credito erogabile a fronte di stanziamenti predeterminati nel bilancio pubblico. Questo meccanismo agevolativo risulta in una certa misura penalizzante per le banche eroganti, specie in periodi di elevata inflazione e in casodi lento e non pieno adeguamento del tasso di riferimento ai tassi di mercato.