SOSTENIBILITÀ D'IMPRESA (Enciclopedia)

1. Origine del concetto di sostenibilità 
In anni recenti, il concetto di sostenibilità ha fatto la sua comparsa nel dibattito accademico internazionale. Questa nozione, ricavata dagli studi sull’etica dell’ambiente e l’ecologia, viene sempre più spesso associata al mondo del business, ponendo l’attenzione sull’impatto delle attività economiche sulle risorse naturali del pianeta. 
Il termine sostenibilità deriva dal verbo sostenere e implica il processo volto al mantenimento di un certo stato nel tempo (Bologna 2008). In ecologia, il concetto di sostenibilità è nato per porre un freno alle politiche di sviluppo economico, adottate soprattutto nei paesi maggiormente industrializzati durante il secolo scorso. In tal senso, i primi sostenitori dell’idea di "sviluppo sostenibile" avevano l’obiettivo di fissare dei limiti allo sviluppo socio-economico in relazione agli equilibri ecologici del pianeta. 
Il concetto di sviluppo sostenibile apparse per la prima volta nel corso della conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano, che si tenne a Stoccolma nel 1972 con l’obiettivo di rispondere alla nuova esigenza di mediazione tra sviluppo economico e tutela ambientale (Bologna 2008). Tuttavia, una prima definizione di sviluppo sostenibile fu formulata solo alcuni anni più tardi nel documento elaborato da IUCN (International Union for Conservation of Nature), UNEP (United Nations Environment Program) e WWF(World Wide Fund for Nature), dal titolo World conservation strategy of the living natural resources for a sustainable development. Nel documento, lo sviluppo viene definito come sostenibile se tiene conto degli effetti sociali e ambientali, oltre che quelli meramente economici, delle risorse esistenti e dei vantaggi e svantaggi di qualsiasi risposta alternativa in una prospettiva di breve e di lungo periodo (IUCN,et al. 1980)1. Tuttavia, la definizione più nota di sostenibilità è quella offerta, alcuni anni più tardi, dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo, meglio nota come Commissione Brundtland (dal cognome dell’allora primo ministro norvegese presidente della Commissione). Nell’introduzione del rapporto della commissione è definito come sostenibile lo "sviluppo economico e sociale che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai propri" (citato in Bologna 2008, p.95).
Numerose conferenze delle Nazioni Unite, a partire dagli anni 90, hanno contribuito a specificare e sviluppare ulteriormente la nozione di sostenibilità, tra queste la Conferenza di Rio su Ambiente e Sviluppo del 1992, il Millennium Summit del 2000, il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg del 2002 ed il Word Summit delle Nazioni Unite del 2005. Parallelamente all’impulso dato dalle Nazioni Unite, la nozione di sostenibilità è divenuta oggetto di numerosi studi nell’ambito delle scienze sociali ed economiche. In aggiunta all’aspetto legato all’eco-efficienza, in questa letteratura, è possibile scorgere un crescente consenso su una nozione di sviluppo sostenibile che contenga elementi di efficienza economica ed equità sociale. In questa prospettiva, sviluppo sostenibile implica il raggiungimento di una qualità di vita che può essere mantenuta per diverse generazioni, in quanto è equa da un punto di vista sociale, efficiente in termini economici e sostenibile da un punto di vista ambientale (Dyllick e Hockerts 2002, Salzmann et al. 2005). 
2. Sostenibilità e sviluppo economico
Parallelamente agli sviluppi internazionali, in anni recenti è emersa una vasta letteratura sul rapporto tra ecologia e sviluppo economico. In particolare, l’attenzione degli studiosi si è concentrata su due aree di applicazione l’economia internazionale e l’impresa
Nel caso dell’economia internazionale si è andata sviluppando una nuova aerea dell’etica degli affari che discute le relazioni esistenti tra crescita economica, giustizia sociale e impatto ambientale su scala globale2. In questa prospettiva, un contributo rilevante è stato offerto da Wolfgang Sachs che riferendosi alla definizione di sostenibilità della Commissione Brundtland spiega che l’essenza della sostenibilità si trova nella "particolare relazione" che si instaura tra persone piuttosto che tra persone e natura. Secondo il teorico tedesco, questa nozione rappresenta il fondamento per un nuovo approccio etico, che estende il principio di equità alla comunità umana in una prospettiva temporale che investe il presente ed il futuro (Sachs 2001, 2001a). Questo approccio ha un particolare significato con riferimento alle differenze esistenti tra paesi del Nord e del Sud del mondo: l’imperativo della giustizia sociale su scala globale, infatti, non può prescindere dalla considerazione dell’impatto che lo sviluppo economico ha sull’ambiente e, dunque, sulle condizioni di vita per le generazioni future. In questa prospettiva, con riferimento alle sfide poste dall’inquinamento globale, Sachs sostiene che la questione di giustizia va intesa nei termini che tutte le generazioni presenti e future hanno egual diritto sul patrimonio di risorse naturali del mondo. In questa prospettiva, i paesi industrializzati sono chiamati ad operare un cambiamento strutturale della propria economia, in maniera da consentire agli altri paesi di "non essere privati delle risorse a cui hanno diritto" (entitled to use) (Sachs 2001, p. 126). 
Una posizione ulteriore in tal senso è offerta dai teorici dell’approccio biofisico (biophysical approach), che riconduce l’idea di prosperità ad una prospettiva ecologica, capace di includere sviluppo economico e sviluppo umano al suo interno (Adolphson 2004). Con riferimento al commercio internazionale, questo approccio cambia radicalmente la prospettiva dello scambio che, in opposizione all’orientamento economico classico fondato sull’idea del mutuo beneficio degli scambi, tiene invece conto del valore-natura (nature’s free work) delle risorse naturali investite nella produzione. Per questa ragione, la teoria biofisica considera non equi in linea di principio quegli scambi che avvengono tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, poiché questi ultimi commerciano generalmente materie prime il cui valore-natura non è calcolato nello scambio (Adolphson 2004). 
Accanto alla prospettiva internazionale, una parte rilevante della letteratura ha poi ricondotto il concetto di sostenibilità all’impresa e alle sue attività. Le imprese, ed in particolare le multinazionali, sono il motore dell’economia mondiale e, al contempo, sono i maggiori responsabili dell’inquinamento globale; ciò implica che sia illusorio parlare di sviluppo sostenibile senza porre l’accento sul ruolo dell’impresa (Shrivastava 1995). Muovendo da questa convinzione, molti autori hanno affiancato al tradizionale approccio della RSI l’espressione "sostenibilità d’impresa", con l’obiettivo di includere nella nozione di responsabilità d’impresa una certa attenzione verso l’ecologia. La prossima sezione è dedicata ad una descrizione di questo approccio ed al modo in cui esso si combina con l’approccio tradizionale fondato sugli stakeholder.
3. Sostenibilità d’impresa (Corporate Sustainability)
L’idea di sostenibilità d’impresa (SI) è emersa nella letteratura sull’etica degli affari a partire dalla metà degli anni Novanta, come conseguenza della convinzione comune che l’indagine sullo sviluppo sostenibile dovesse coinvolgere anche le imprese. Tuttavia, sin dai primi studi è emersa l’esigenza di definire i termini e le modalità dell’inclusione del concetto di sostenibilità nell’analisi d’impresa. Nel 1995, un primo gruppo di autori ha affrontato questo problema tentando di introdurre la prospettiva ecologica nelle dinamiche aziendali. A questo scopo, Starik e Rands hanno suggerito un approccio "multi-livello e multi-sistema" in grado di includere elementi ecologici, culturali, politico-economici, organizzativi e individuali, e hanno descritto le caratteristiche di organizzazioni ecologicamente sostenibili in relazione a ciascun livello (Starik e Rands 1995). Shrivastava, invece, ha ricondotto i quattro aspetti dello sviluppo sostenibile (controllo sulla popolazione, sicurezza alimentare, gestione delle risorse naturali e creazione di economie sostenibili) a quattro meccanismi tipici dell’impresa (qualità di gestione ambientale, strategie competitive sostenibili, trasferimento di tecnologie e controllo dell’impatto sulla popolazione). In questo schema, gli aspetti ecologici hanno una certa priorità per l’impresa rispetto agli altri fattori, tra cui sicurezza alimentare e controllo sulla popolazione (Shrivastava 1995). 
Nello stesso periodo, altri autori hanno concentrato l’attenzione sull’importanza degli aspetti sociali impliciti nella formula di sviluppo sostenibile (Schaefer 2004). In questa prospettiva, Galdwin et al. hanno definito la sostenibilità come quel processo che permette all’impresa di raggiungere uno sviluppo sociale fondato su "inclusione, connessione, equità, prudenza e sicurezza"(Galdwin et al. 1995, p.878). In questa definizione gli aspetti sociali della sostenibilità sono chiaramente enunciati nei primi tre elementi: l’inclusione, che implica la possibilità di crescita per tutti; la connessione, che indica l’interdipendenza dei tre ambiti economico, ecologico e sociale, ed infine l’equità, che si riferisce alla prospettiva inter e intra-generazionale (Galdwin et al. 1995). 
Studi successivi hanno contribuito a chiarire e sviluppare ulteriormente la nozione di SI. In letteratura, è possibile riconoscere un crescente consenso circa una nozione di SI fondata su un’idea di gestione d’impresa che sia in grado di includere tre dimensioni, quella economica, quella sociale ed ambientale (Steurer et al. 2005). L’idea di fondo è che i tre pilastri (economico, sociale ed ecologico) siano legati l’un l’altro in modo da influenzarsi reciprocamente. 

Figura 1: Le tre dimensioni della sostenibilità
Tuttavia, la relazione esistente tra i tre pilastri rimane ancora oggetto di discussione. In uno studio del 2002, Dyllick e Hockerts hanno offerto una prospettiva teorica in grado di garantire un equilibrio sostenibile tra le tre dimensioni d’impresa (Dyllick e Hockerts 2002). In generale, molti studi sulla sostenibilità d’impresa si sono concentrati sul cosiddetto "caso mercato" (Business Case) per lo sviluppo sostenibile, che pone al centro della relazione la dimensione economica. Al centro di tali indagini vi è il concetto di efficienza. L’eco-efficienza è un criterio largamente utilizzato nella SI ed implica l’uso efficiente da parte dell’impresa del capitale naturale. In termini di calcolo, l’eco-efficienza introduce una relazione tra la ricchezza generata dall’impresa e il suo impatto ecologico aggregato3 (WBCSD 2000). Dal concetto di eco-efficienza, in anni più recenti, è stata derivata la nozione di socio-efficienza, che descrive, in maniera analoga, la relazione tra la ricchezza generata dall’impresa e il suo impatto sociale. Molti studi sul "caso mercato", quindi, vincolano la sostenibilità economica all’efficienza sociale ed ecologica dell’impresa.
Tuttavia, secondo Dyllick e Hockerts, questi studi sottovalutano l’importanza e l’autonomia degli altri due casi: il "caso natura" (Natural Case) e il "caso società" (Societal Case).4 Dal punto di vista del caso natura, i due concetti di eco-efficacia e sufficienza ecologica hanno la priorità rispetto alla prospettiva fondata sull’efficienza; mentre, nel "caso società" l’attenzione è rivolta alla socio-efficacia e all’equità ecologica. Come mostra la figura 2, i due autori europei suggeriscono una nuova ipotesi teorica che ricompone i tre casi, riconoscendo sei criteri: eco-efficienza, socio-efficienza, socio-efficacia, eco-efficacia, equità ecologica e sufficienza ecologica. La nozione di efficacia, tanto in ambito ecologico quanto in quello sociale, va intesa come un superamento dell’idea di efficienza nel senso che tiene conto del possibile impatto ambientale o sociale di tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (McDonough e Braungart 2003). Il criterio della sufficienza ecologica si riferisce agli impatti relativi alle preferenze della popolazione circa i prodotti, la SI dovrebbe tener conto delle preferenze della comunità in cui opera coerentemente con gli impatti ambientali attesi. Infine la questione dell’equità ecologica introduce il tema dell’equa distribuzione del capitale naturale e dei rischi connessi al consumismo e la produzione industriale (Dyllick e Hockerts 2002).

Figura 2: L’interdipendenza tra Caso Mercato Caso Società e Caso Natura secondo Dyllick e Hockerts.(Dyllick e Hockerts 2002)
3.1 Rapporto tra Responsabilità Sociale d’Impresa e Sostenibilità d’Impresa
Il tema relativo alla relazione tra la RSI e la SI è oggetto di dibattito nella letteratura contemporanea dell’etica degli affari. La questione di fondo è che mentre la RSI si concentra sull’impresa, il concetto di sostenibilità introduce una nozione di stakeholder più ampia, che tiene conto non solo della società in cui si opera ma anche delle comunità che potrebbero essere direttamente o indirettamente coinvolte nelle attività dell’impresa e dei suoi stakeholder e delle generazioni future. 
In uno studio del 2003, Marrewijk individua almeno tre possibili letture della relazione esistente tra RSI ed SI. In primo luogo, è possibile considerare la SI come un’evoluzione della RSI nel senso che essa introduce una nozione una responsabilità allargata alla società nel suo complesso. In questa prospettiva, Marrewijk fa riferimento ad un gruppo di studiosi che si sono concentrati sulla riformulazione della nozione di RSI nei termini di Corporate Societal Accountability (CSA), dove i due termini societal e accountability hanno lo scopo di introdurre una responsabilità verso la società nel suo complesso. 
Una seconda lettura introduce una relazione di tipo gerarchico tra RSI e SI. A questo proposito, Marrewijk si riferisce alla proposta di alcuni ricercatori della Helsinki University of Technology, che considerano la SI come punto di arrivo di un percorso che passa necessariamente per la RSI come stadio intermedio in cui le imprese imparano a bilanciare le tre dimensioni economica, sociale ed ecologica.

Figura 3: Relazione 3 P, Sostenibilità d’Impresa e Responsabilità d’Impresa (Fonte: Erasmus University, Wempe & Kaptein in Marrewijk 2003)
Infine, è possibile considerare la SI e la RSI essenzialmente come sinonimi. In quest’ottica, se è vero che nel corso degli anni Novanta esisteva in letteratura una differenza di orientamenti tra studi che si concentravano sulla dimensione ecologica e quelli che si concentravano sulla dimensione sociale, oggi questi due ambiti sono intimamente correlati (Marrewijk 2003). 
Un ulteriore contributo al dibattito relativo al rapporto tra RSI e SI è fornito nel 2005 da un gruppo di ricercatori del Managing Sustainability Research Centre (MSRC) di Vienna. Secondo gli studiosi del MSRC la teoria della SI può essere intesa come un’evoluzione in chiave concettuale (conceptual perspective) della teoria degli stakeholder (Steurer et al 2005, p. 267). In letteratura, è possibile riconoscere almeno tre prospettive di studio della teoria degli stakeholder: la prospettiva impresa, la prospettiva stakeholder, e la prospettiva concettuale. La prospettiva concettuale, che è la più recente in termini di tempo, sposta l’attenzione dall’impresa e dagli stakeholder verso un fondamento morale generale ed esterno all’impresa. Questa prospettiva consente agli studiosi che la adottano di utilizzare il principio generale di sostenibilità come filtro morale per la definizione dei principi da seguire nei rapporti tra stakeholder. Dunque, il concetto di sostenibilità ha avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione della teoria degli stakeholder in chiave concettuale (Steurer et al 2005).
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1E’ opportune notare, a questo proposito, che nella versione italiana del documento il termine sustainable fu tradotto con la formula “razionale e duraturo” (Bologna 2008, p.91-2).
2Con riferimento a questo punto si veda anche il paragrafo 3.3 Etica ambientale applicata al mondo degli affari della voce Etica degli affari.
3Il concetto di eco-efficienza è stato utilizzato per la prima volta dal World Business Council for Sustainable Development WBCSD nel 2000. 
4A questo proposito è interessante notare che il titolo dell’articolo di Dyllick e Hockerts è “Oltre il Caso Mercato per la Sostenibilità d’Impresa” (Beyond the Business Case for Corporate Sustainability)

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Redattore: Valentina GENTILE
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