SOCIETÀ DI COMODO

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Società che si presumono non operative al fine di disincentivarne l’utilizzo e di conseguire maggiori entrate tributarie. L’istituto, originariamente contenutonella l. 23.12.1994 n. 724, è stato modificato con l. 23.12.1996 n. 662. Attualmente le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, oltre che le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato si considerano non operativi, salvo prova contraria sostenuta da riferimenti a oggettive situazioni di carattere straordinario, se l’ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal bilancio o dalle scritture contabili (dati assunti in base alle risultanze medie dell’esercizio in corso e dei due precedenti), è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando la percentuale dell’1% al valore delle azioni, quote, partecipazioni ecc., del 4% al valore degli immobili, del 15% al valore delle altre immobilizzazioni (materiali e immateriali). La norma non si applica a taluni soggetti che si trovano in particolari situazioni (p.e. non si trovano in periodo di normale svolgimento dell’attività) o che presentano determinate caratteristiche (p.e. società esercenti pubblici servizi di trasporto). Se la società è considerata di comodo deve dichiarare un reddito minimo, in misura almeno pari alla somma di determinati importi, calcolati applicando la percentuale dello 0.75% al valore delle azioni, quote, obbligazioni, del 3% al valore degli immobili, del 12% al valore delle altre immobilizzazioni. Se la società di comodo non si adegua al reddito minimo legislativamente fissato l’amministrazione finanziaria può procedere alla rettifica del reddito dichiarato in misura pari a quello minimo presunto.