SIGILLI

Mezzi materiali (di solito timbri su ceralacca) con cui si attua, a fine di conservazione, la chiusura di un locale o dell’involucro contenente una cosa, in esecuzione di un provvedimento cautelare e provvisorio dell’autorità giudiziaria. Nel campo civile l’apposizione dei sigilli, che è disposta dal pretore o dal conciliatore, trova la sua disciplina nel codice di procedura, relativamente all’apertura delle successioni, ed è diretta ad evitare la dispersione di cose inerenti all’eredità. Le norme relative trovano applicazione in tutti i casi analoghi. Disposizioni particolari sono dettate dalla legge fallimentare per l’apposizione dei sigilli da parte del giudice delegato sui beni del fallito. La rimozione dei sigilli è l’operazione inversa all’apposizione; si esegue almeno tre giorni dopo questa, e dà luogo, allorché sia necessario, al procedimento dell’inventario. Per quanto concerne il processo penale, una volta disposto dal giudice il sequestro di cose pertinenti al reato, le stesse vengono assicurate con il sigillo dell’ufficio istruzione e con la sottoscrizione del giudice e del cancelliere. La violazione dei sigilli è considerata un delitto contro la Pubblica Amministrazione, punito con la reclusione e con la multa. Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è aumentata. I sigilli possono pure costituire un mezzo per assicurare una migliore custodia della cosa nel contratto di deposito stipulato fra il cliente e la banca; poiché le cose vengono consegnate dal cliente in un plico sigillato si parla in tal caso di deposito chiuso (v. deposito bancario).