SERVITÙ

Diritto reale parziario di godimento consistente in una limitazione imposta a un immobile per l’utilità di un altro appartenente a un diverso proprietario. I due immobili vengono così a trovarsi in un rapporto di servizio, per cui quello dominante si avvantaggia dei limiti imposti a quello servente. L’utilità è l’elemento che caratterizza la servitù, ma questo diritto può anche derivare dalla maggiore comodità o amenità per il fondo dominante. La servitù può avere diverso oggetto: può essere di passaggio, di acquedotto, di elettrodotto, di veduta. Il suo contenuto deve essere sempre negativo: essa, cioè, per il proprietario del fondo servente consiste nel sopportare una limitazione. La servitù sorge solo tra fondi vicini appartenenti a proprietari diversi, senza tuttavia intendere la vicinanza come contiguità. Il diritto di servitù si costituisce per volontà delle parti (per usucapione, per destinazione del padre di famiglia, per testamento, per contratto), oppure coattivamente (p.e., servitù di passaggio a favoredel fondo intercluso), cioè per sentenza del giudice che dispone altresì il pagamento di una indennità al proprietario del fondo servente. Le servitù si estinguono, oltre che per volontà delle parti, anche per confusione (quando un unico soggetto diventa proprietario di due immobili), e per prescrizione estintiva ventennale (non uso). Sono tutelate giudizialmente con l’azione confessoria, per mezzo della quale il titolare del diritto può farne accertare l’esistenza e può ottenere la cessazione di turbamenti o impedimenti al suo esercizio con l’azione possessoria.

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