SEGRETO D'UFFICIO

Obbligo del pubblico ufficiale o della persona incaricata di un pubblico servizio (v. pubblico ufficiale e incaricato di un pubblico servizio) di non rivelare notizieriservate di cui sia venuto a conoscenza nell’espletamento e a causa delle sue mansioni d’ufficio. La rivelazione e l’utilizzazione di segreti d’ufficio integra reato ai sensi dell’art. 326 c.p., così come sostituito dall’art. 15 l. 26.4.1990 n. 86 (legge di riforma dei reati contro la pubblica amministrazione). Il comma 1 dell’art. 326 c.p. prevede l’ipotesi del pubblico ufficiale o della persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio o, comunque, abusando della sua qualità, riveli notizie d’ufficio che debbano rimanere segrete o ne agevoli in qualsiasi modo la conoscenza. La pena prevista è della reclusione da sei mesi a tre anni; se l’agevolazione è soltanto colposa si applica la reclusione fino a un anno. Il comma 3 dell’art., invece, prevede l’utilizzazione illegittima di notizie che debbano rimanere segrete. Se il fatto è commesso per procurare, al pubblicoufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio o ad altri un indebito profitto patrimoniale si applica la reclusione da due a cinque anni; se,invece, il fatto è commesso al fine di procurare un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto si applica la reclusione fino a due anni. Il segreto d’ufficio è tutelato anche nel processo penale; l’art. 201 c.p.p. prevede l’obbligo per i pubblici impiegati e per gli incaricati di un pubblico servizio di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che debbano rimanere segreti (art. 326 c.p.).

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