SEGRETO BANCARIO

Dovere di riservatezza cui sono tenute le banche in relazione alle informazioni apprese nell’esercizio della loro attività. Il segreto bancario opera a favore sia dei clienti della banca sia di coloro che si siano rivolti alla banca e non abbiano stipulato alcun contratto. L’istituto del segreto bancario ha radici storiche profonde e risponde non solo a finalità di tutela della riservatezza dei soggetti che entrano in contatto con il sistema bancario, ma anche a finalità pubblicistiche di incoraggiamento e tutela del risparmio. È diffusa l’opinione secondo la quale una eccessiva limitazione del segreto bancario comporterebbe una diminuzione dell’afflusso del risparmiopresso il sistema creditizio ed una conseguente riduzione dell’erogazione del credito, con ovvie ripercussioni negative sull’economia in generale. Nel nostro ordinamento non è dato rinvenire una norma che positivamente sancisca un obbligo generale di segreto bancario, pur non mancando disposizioni, vigenti e abrogate, che ne presuppongono l’esistenza (v., p.e., l’art. 78, ultimo comma l.b. 1936). Diverse sono le opinioni sul fondamento giuridico del segreto bancario e, quindi, sulle conseguenze della sua violazione. La fonte di tale obbligo è stata infatti ravvisata nella volontà contrattuale, negli usi, nella categoria del segreto professionale (secondo questa impostazione la violazione dell’obbligo comporterebbe anche l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 622 c.p.), nel diritto alla riservatezza, nell’art. 10 l.b. 1936, nell’art. 47 Cost., nei principi di correttezza e di buona fede sanciti dagli artt. 1175 e 1375 c.c., nell’art. 78, ultimo comma, l.b. 1936. L’incertezza sul fondamento giuridico dell’istituto si ripercuote sul problema della individuazione dei limiti che il segreto bancario incontra in funzione della tutela di interessi che con esso possono entrare in conflitto. Peraltro, talune limitazioni sono espressamente previste dalla legge. Da ricordare, in proposito, l’art. 248, comma 2, c.p.p., che consente all’autorità giudiziaria e agli ufficiali di polizia da questa delegati di esaminare atti, documenti e corrispondenza presso banche; l’art. 255 c.p.p., che consente all’autorità giudiziaria di procedere al sequestro presso banche di qualsiasi cosa pertinente al reato, anche se non appartenga all’imputato o non sia iscritta a suo nome; l’art. 14 l.13.9.1982 n. 646 (legge La Torre), che prevede la deroga al segreto bancario per controllare la provenienza di patrimoni intestati a presunti mafiosi; gli artt. 31 e 42 l.b., che attribuiscono alla Banca d’Italia incisivi poteri di accesso a dati riguardanti la gestione delle, imprese bancarie (poteri analoghi sono attribuiti alla Consob dall’art. 10 d.p.r. 31.3.1975 n. 138, e all’Ufficio Italiano dei Cambi dall’art. 3 r.d.l. 12.5.1938 n. 794); l’art. 32 d.p.r. 29.9.1973 n. 600 (così come modificato dall’art. 18 l. 30.12.1991 n. 413), che consente agli uffici delle imposte di ottenere da parte degli enti creditizi dati, notizie e documenti relativi ai conti intrattenuti con il ontribuente. La recente disciplina normativa prevista in materia di trattamento dei dati personali (l. 31.12.1996, n. 675, c.d. legge sulla privacy) ha inciso in maniera determinante sulla problematica del segreto bancario. In particolare, per ciò che concerne l’importante ambito della circolazione di informazioni interbancarie e infragruppo (in precedenza usualmente non coperte dal segreto), acquista rilievo il disposto dell’art. 10, comma 1, lett. d), l. 31.12.1996, n. 675 (legge sulla privacy) che ammette la circolazione di queste informazioni a condizione che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali [siano] previamente informati oralmente o per iscritto (…) circa i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi”.