RIFORMA SANITARIA DEL 1968

Nel secondo dopoguerra la spesa sanitaria era in continua crescita e le cassa mutua assicuratrice non avevano la capacità di rimborsare gli enti ospedalieri: ne derivò un accumulo di deficit gestionale e un declino della qualità dell’assistenza.
Oltre al problema finanziario, si registrava una sempre maggiore disparità di trattamenti saniatri sul territorio nazionale. 
La legge n. 132/68, che prese il nome dell’allora Ministro della Sanità Mariotti, estese il diritto all’assistenza ospedaliera a tutti i cittadini, incaricò lo Stato di finanziare il debito degli ospedali e le Regioni, una volta istituite, avrebbero avuto il compito di curare la programmazione ospedaliera. L’effetto fu quello di uniformare e rendere più razionale la rete sanitaria: tutte le strutture furono sottoposte a stessi obblighi e controlli e gli ospedali furono classificati in zonali, provinciali e regionali. Nonostante questa riforma avesse degli obiettivi ben precisi e delle conseguenze rilevanti, non fu in grado di risollevare dal dissesto finanziario le mutue, che furono commissariate e poi liquidate. Questo primo cambiamento radicale ha dato il via al successivo e definitivo cambiamento, cioè l’istituzione dell’attuale Servizio Sanitario Nazionale SSN.