RELAZIONE TRA SHOCK DEL PREZZO DEL PETROLIO, CRESCITA ECONOMICA E RECESSIONE (Enciclopedia)

Lo studio della relazione che intercorre tra gli shock del prezzo del petrolio e la crescita economica ha rappresentato una delle maggiori tematiche di discussione all’interno dell’ampia letteratura dell’economia dell’energia fin dagli anni settanta, quando lo shock del prezzo del petrolio del 1973-74 ha contribuito ad alimentare il dibattito come mai accaduto in precedenza. Sia il mondo accademico che quello industriale si sono chiesti se tale shock fosse da attribuire a un nuovo regime di prezzo tale da indurre il prezzo stesso a un livello di equilibrio maggiore rispetto ai livelli precedentemente registrati o se invece lo shock fosse stato generato esclusivamente e limitatamente dall’inaspettata contrazione dell’offerta. Come già brevemente evidenziato, un’attenzione crescente per queste dinamiche si è sviluppata durante la metà degli anni settanta quando gli shock del prezzo del petrolio del 19731 e susseguentemente del 1979 sono emersi quali principali motivi delle scarse performace macroeconomiche registrate dalle economie nazionali in termini di Pil pro capite. L’impatto dello shock del prezzo del petrolio sulla crescita economica dipende da diversi fattori tra loro parzialmente collegati:
(i) La misura della shock (analizzata dal cambiamento di prezzo in termini percentuali);
(ii) La persistenza dello shock (per quanto tempo dura lo shock sui mercati finanziari);
(iii) La dipendenza dell’economia dal petrolio ed energia (se l’economia sia più o meno Energy-intensive);
(iv) Le decisioni strategiche dei policy makets (se le politiche monetarie e fiscali implementate per ridurre l’impatto dello shock del petrolio contribuiscano a ridurre le conseguenze negative dello shock stesso).
All’interno di tale contesto, questa voce enciclopedica fornirà una panoramica sui lavori chiave della letteratura quanto mai ampia e frammentata concernente l’effetto dei prezzi del petrolio sull’economia.
La letteratura riguardante la relazione tra shock del petrolio e macroeconomia può essere principalmente divisa in due principali filoni di pensiero: il primo esamina la relazione tra i prezzi energetici, l’attività economica e  gli effetti di aumenti del prezzo del petrolio sull’output (Hamilton 1983, 1985, 1988, 1996, 2003, 2005; Kilian 2005; Rogoff 2006; Rotemberg and Woodford 1996); il secondo analizza gli effetti diretti e indiretti derivanti dalle decisioni delle banche centrali prese nell’intento di limitare l’inflazione causata da rialzi del prezzo del petrolio  (Bohi (1989), Bernanke ed al. (1997), Hamilton and Herrera (2004)). Le origini e le cause degli shock petroliferi si pongono all’interno di una continua area di discussione sia dal lato dell’offerta (shocks del 1973, 1979, 1980 e 1990 sono stati comunemente classificati quali supply-side shocks) che da quello della domanda (come quello del 2007-2008 caratterizzato principalmente da una crescente domanda energetica da parte delle economie emergenti quali India e Cina, vedi tabella 1.). 
Tabella 1: World Supply-Demand Balance for Oil in 1990 (a) and 2010 (b)

In tale direzione Hooker (1996), analizzando il tasso di crescita del Pil statunitense tra il 1948 e il 1980, ha illustrato come un rialzo del 10% dei prezzi del petrolio abbia determinato una diminuzione della crescita del Pil dello 0.6%, confermando i risultati che aveva raggiunto Hamilton (1983) attraverso lo studio dell’economia americana tra il 1948 e il 1972. In particolare, Hamilton conclude che un aumento del 10% nei prezzi del petrolio abbia avuto quale principale effetto la riduzione del livello di crescita del Pil USA di circa l’1.4%.
Rotemberg e Woodford (1996) stimano, per lo stesso arco temporale, che una diminuzione del 2.5% del Pil Usa sia stato causato da un incremento del 10% dei prezzi del petrolio. Lee ed al. (1995) attribuiscono alla rapida ed inattesa crescita del prezzo del petrolio un effetto negativo sull’output.
Mory (1993) ha dimostrato come aumenti e diminuzioni nei prezzi del petrolio reali abbiano effetti asimmetrici sull’output ed altre variabili macroeconomiche tra il 1951 e il 1990, e allo stesso tempo, importanti effetti sul livello di reddito e sui guadagni nel comparto industriale.
Ferderer (1996) evidenzia come la politica monetaria restrittiva, in risposta ad aumenti del prezzo del petrolio, colpisca indirettamente l’output domestico teorizzando inoltre che le decisioni delle banche centrali non possano, da sole, spiegare gli effetti degli shock del prezzo del petrolio sul Pil reale. Barsky e Kilian (2002 e 2004) considerano gli shock del prezzo del petrolio quale causa diretta delle fluttuazioni macroeconomiche sin dal 1970. Attraverso un’attenta disamina dei maggiori shock petroliferi, ed in particolare la Guerra del Golfo del 1990-91 e l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, essi concludono che sebbene ad una prima analisi questi episodi potrebbero rivelarsi simili, nella realtà risultano essere molto differenti (figura 1).
Figura 1: Andamento del prezzo del petrolio e principali oil-shock dal dopoguerra ad oggi

Fonte: Elaborazione autore su dati BP 2011. Prezzi in US$ per barile al 2010.
In tale contesto Hoocker (1996) analizza i drammatici rialzi del prezzo del petrolio durante gli anni ottanta, evidenziando come di fronte agli aumenti dei prezzi del petrolio si sia registrato un impatto consistente sull’economia, mentre gli effetti di ribassi dei prezzi durante lo stesso arco di tempo abbiano prodotto un impatto relativamente minore. Seguendo il paper di Hamilton (1983), il quale come precedentemente sottolineato dimostra una relazione inversa tra Pil e oil shock, Mork (1989), estendendo il periodo al 1988, dimostra che la correlazione tra variazione del prezzo del petrolio e tasso di crescita reale del Pil diviene solo marginalmente significante per la presenza di effetti asimmetrici tra queste due variabili. Burdidge and Harrison (1984), osservando il ventennio compreso tra il 1962 al 1982, esaminano gli effetti degli shock petroliferi sull’output di diversi Paesi OECD. Rotemberg ed al. (1996) e Finn (2000) analizzano gli shock del prezzo del petrolio, rispettivamente con un modello di competizione perfetta ed imperfetta. Rotemberg ed al. (1996) affrontano gli effetti sull’economia degli USA di un prezzo del petrolio altamente instabile, ipotizzando il regime monopolistico quale responsabile dell’amplificazione dell’impatto dello shock del prezzo del petrolio. Attraverso l’implementazione di un modello di competizione imperfetta, essi spiegano l’effetto degli aumenti del prezzo del petrolio su output e salari reali. I risultati indicano che l’effetto di una contrazione monetaria potrebbe produrre effetti sull’output e salari reali ma non risulta chiaro perchè “such large monetary contractions should follow oil price increases” (Rotemberg ed al. (1996), p.572). Diversamente dalla teoria di Rotemberg ed al. (1996), Finn (2000) argomenta che attraverso una teoria di competizione perfetta è possibile spiegare l’evidenza di Rotemberg ed al. (1996) concludendo che un aumento nei prezzi energetici potrebbe essere considerato alla stregua di uno shock tecnologico tale da innescare contrazioni nell’attività economica. La forza di questi shock dipende principalmente dalla relazione che intercorre tra l’uso dell’energia e i servizi di capitale. Hooker (2002) studia il break strutturale nell’inflazione degli USA prima del 1981 analizzando se cambiamenti improvvisi nei prezzi energetici possano essere attribuiti ad un declino dell’intensità energetica dell’economia USA, alla deregolamentazione delle industrie energetiche o al cambiamento del regime di politica monetaria in favore di regimi meno accomodanti. Seguendo tale letteratura Hamilton (2003), analizzando l’effetto di uno shock petrolifero sulla crescita del Pil, descrive la seguente relazione tra il tasso di crescita del Pil (yt) – frequenza trimestrale – e gli shock del prezzo del petrolio (o#t) stimato in cento volte l’ammontare logaritmico attraverso il quale i prezzi del petrolio eccedono il loro picco durante i precedenti 12 trimestri (mentre se il prezzo del petrolio si trova al di sotto del picco (o#t = 0, non vi è evidenza di alcun shock petrolifero):
yt = β1yt-1 + β2yt-2 + β3yt-3 + β4yt-4 + β5o#t-1 - β6o#t-2 - β7o#t-3 - β8o#t-3 + c
 Hamilton (2005) afferma che incrementi nei prezzi del petrolio producano effetti più consistenti sull’economia, dove invece le diminuzioni non sembrano avere lo stesso impatto aggiungendo che sia impossibile predire tali variazioni da precedenti movimenti in altre macro variabili.
Tra i più recenti contributi in questo campo vi sono senz’altro gli studi di Blanchard e Gali (2007) e Hamilton (2008) i quali analizzano le cause e le conseguenze dello shock del 2007-2008. Blanchard e Gali (2007) hanno osservato una certa riduzione degli effetti degli shock trovando che i rialzi nei prezzi del petrolio registrati negli ultimi anni abbiano generato effetti minori sui prezzi e sui salari, come anche sull’output e sull’occupazione, rispetto agli anni settanta. Tra le cause principali di questi cambiamenti vi sono (i) le rigidità dei salari reali (che hanno generato un trade-off tra inflazione ed output gap); (ii) la modalità con cui la politica monetaria è condotta ““...the stronger commitment by central banks to maintaining a low and stable rate of inflation targeting strategies, may have led to an improvement in the policy trade-off that make it possible to have a smaller impact of a given oil price increase on both inflation and output simultaneously” (Blanchard-Gali, 2007, pp 6); (iii) la minor presenza dell’industria oil-intensive nell’economia che potrebbe aver diminuito gli effetti macroeconomici di cambiamenti dei prezzi. 
Focalizzandosi strettamente solo sulle determinanti che hanno causato lo shock del prezzo del petrolio durante l’estate del 2008, Hamilton dimostra che tra le principali cause vi è senz’altro una bassa elasticità del prezzo della domanda, una forte crescita dalle economie emergenti (tabella 1) e il fallimento della produzione globale incapace di rispondere in maniera adeguata ai maggiori livelli di consumo (figura 2).
Figura 2: Andamento dei maggiori otto produttori al mondo di petrolio.

Fonte: Elaborazione autore su dati BP 2011. Unità di misura: migliaia di barili per day.
Inoltre Hamilton (2008) asserisce che l’andamento instabile del prezzo del petrolio e l’effetto di tali oscillazioni sull’economia degli USA nel 2007 e 2008, abbiano frenato la crescita del Pil americano nel terzo quarto del 2007 e nel primo quarto del 2008: ‘‘(...) the evidence to me is persuasive that, if there had there been no oil shock, we would have described the U.S economy in 2007:Q4-2008:Q3 as growing slowly, but not in a recession”. Jimenez-Rodriguez and Sanchez (2005) esaminano gli effetti simmetrici e asimmetrici degli shock del prezzo del petrolio sull’attività economica reale delle principali economie industrializzate (paesi del G7, Norvegia, e l’area Euro) distinguendo tra i paesi importatori ed esportatori netti di petrolio e misurando l’effetto dei rialzi nei prezzi sulla crescita del Pil reale delle economie importatrici di petrolio2. Rogoff (2006) analizza il ruolo non prevedibile degli effetti dello shock petrolifero sull’output, sottolineando il minor impatto delle fluttuazioni del prezzo sul tasso di crescita dell’economia globale in rapporto alle due-tre decadi precedenti. Egli teorizza che l’economia USA non risulta essere particolarmente colpita dagli shock dei prezzi energetici, poiché essi rappresentano solo uno dei multipli fattori che contribuiscono alle recessioni e non quello determinante.
Considerata l’ampia letteratura relativa alla crescita economica e all’andamento dei prezzi del petrolio, non vi è alcun shared consensus tra l’impatto delle oscillazioni del prezzo del petrolio e la crescita economica. Non di meno il tentativo di fornire una generale e condivisa idea riguardo questa tematica ha focalizzato alcune principali caratteristiche sulla relazione tra prezzi del petrolio e crescita economica:
I) La crescita esponenziale della domanda di petrolio da Cina, Medio Oriente e altre nuove economie industrializzate ha contribuito a creare un livello dei prezzi del petrolio instabile durante l’ultima decade.
II) L’effetto asimmetrico dei rialzi del prezzo del petrolio rispetto ai ribassi sulla produzione e la crescita economica.
III) L’importanza della persistenza degli shock, sia in termini di un maggiore prezzo reale del petrolio sia in termini di un aumento percentuale nei prezzi del petrolio stessi.
IV) Tutte le recessioni dopo il 1973 sono state attribuite agli shock del petrolio, ma non tutti gli shocks sono stati associati a una recessione (Blanchard and Gali 2008, Hamilton, 2009 p. 255).

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1“Nel 1973 forze egiziane sorpresero gli israeliani attaccando nel giorno della festività religiosa ebraica dello Yom Kippur, avanzarono a est oltre il canale di Suez e stabilirono una testa di ponte nella penisola del Sinai; la Siria contemporaneamente attaccò a nord sulle alture del Golan. Israele, ripresosi dall’attacco di sorpresa, stabilizzò il fronte siriano e rioccupò le alture del Golan, varcò il canale di Suez e chiuse in trappola le forze egiziane che avevano invaso la riva orientale. Con gli israeliani prossimi alla vittoria e in possesso di altro territorio arabo, i paesi arabi produttori di petrolio che appoggiavano l’Egitto e la Siria ricorsero a una nuova arma strategica, l’embargo sulle forniture dì petrolio, nella speranza di costringere gli Stati Uniti e l'Europa occidentale a imporre il ritiro di Israele da tutti i territori occupati dal 1967, compresi quelli appena conquistati. L’embargo fu abolito alcuni mesi dopo, nell’inverno del 1974, ma frattanto i paesi produttori di petrolio avevano quadruplicato il prezzo del greggio. L’embargo e l’aumento dei prezzi petroliferi mondiali inaugurarono una nuova era nelle relazioni economiche e politiche internazionali, e le loro conseguenze andarono molto al di là del conflitto in Medio Oriente”. (R. Palmer, J Colton, Storia del mondo moderno. Dalla prima guerra mondiale a oggi, Roma 1985, pp. 239, 240).
2Jimenez-Rodriguez and Sanchez (2005), analizzano tale fenomeno sia attraverso l’implementazione di modelli lineari che non-lineari giungendo sempre a una  relazione inversa tra crescita dell’output e rialzi del prezzo del petrolio.

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