RISCHIO MONETARIO

Rischio economico derivante, per la banca, dalla variazione del potere d’acquisto della moneta, ovvero dall’in- flazione. Esso si ricollega, in primo luogo, alla quota di attività reali presente negli attivi patrimoniali delle banche (immobili, impianti, attrezzature tecniche ed altri fattori strumentali all’esercizio dell’attività). In caso di inflazione il valore economico dei cespiti reali tende teoricamente ad aumentare rispetto al loro valore di libro (costo storico) accolto in contabilità. Si generano, pertanto, plusvalenze da rivalutazionemonetaria, suscettibili di essere o meno espresse contabilmente in funzione del calcolo di adeguati saldi di rivalutazione. L’effetto del deprezzamento della moneta sulle attività finanziarie è, invece, diametralmente opposto, giacché queste ultime ubiscono, in termini reali, una svalutazione pari al tasso d’inflazione. Una simmetrica svalutazione interessa, d’altra parte, il valore reale delle passività (debiti). Analizzandone in maniera comparata la complessiva struttura finanziaria, che comprende oltre alle passività anche i mezzi propri, e tenendo conto degli effetti contrapposti prodotti dall’inflazione sulle diverse tipologie di cespiti patrimoniali, è possibile quantificare il rischio monetario cui la banca risulta esposta, definibile come rischio di svalutazione del capitale netto (mezzi propri, calcolabili come differenza fra la somma delle attività reali al netto dei fondi di ammortamento e delle attività finanziarie e le passività finanziarie) per effetto dell’inflazione. La concreta presenza di tale rischio spinge la gestione bancaria a ricercare una situazione di equilibrio economico più favorevole, tramite l’applicazione, coeteris paribus, di maggior divario tra tassi attivi e passivi. Una diversa nozione di rischio monetario fa riferimento agli effetti che l’inflazione può provocare nelle relazioni e negli equilibri fra fattori produttivi fisici e volumi di attività-passività finanziarie. In effetti, se l’inflazione producesse una contrazione dei volumi reali delle quantità finanziarie di stato patrimoniale conseguirebbe, a parità di risorse fisiche impegnate in termini di personale, immobili ed attrezzature tecniche, un calo di produttività capace di suscitare politiche di gestione compensative, alla ricerca di nuove e più favorevoli condizioni di equilibrio economico.