RISCHIO DEL COMMERCIO ESTERO

Possibilità di eventi futuri dannosi, che grava sugli operatori commerciali di paesi diversi. Si distinguono, nel commercio internazionale, tre categorie di rischi: rischi commerciali, rischi di cambio, rischi speciali.

1. I rischi commerciali non sono esclusivi del commercio estero; essi accompagnano ogni negoziazione di merci o di servizi e, di norma, appartengono alla categoria dei rischi statici. L’esportatore, su cui gravano i rischi maggiori, deve fronteggiare i rischi d’insolvenza e il rischio di mancato ritiro della merce consegnata. Nel commercio internazionale, il primo risulta acuito sia a causa della grande difficoltà di acquisizione di notizie precise sul grado di solvibilità dell’importatore, sia dalle lunghe dilazioni di pagamento che vengono spesso concesse per contrastare le politiche di vendita della concorrenza. A copertura di tale rischio, si può ricorrere all’inserimento in contratto di una clausola che preveda l’intervento di una banca del paese importatore (c.d. pagamento con rimborso su banca) ovvero, sostenendo un costo, al trasferimento del rischio ad una compagnia d’assicurazione. In ordine al secondo tipo di rischio, all’esportatore, in ipotesi di puntuale esecuzione delle clausole contrattuali da parte sua e di rifiuto a ritirare le merci da parte dell’importatore, non resta naturalmente che la tutela giurisdizionale dei propri diritti. Sull’importatore gravano il rischio di mancata consegna della merce e, più frequentemente, il rischio di consegna difforme, non corrispondente, cioè, ai termini qualitativi e quantitativi previsti in contratto (c.d. limiti di tolleranza). Per tali rischi, non trasferibili per via assicurativa, l’unica copertura è fornita dalla tutela giurisdizionale, preceduta, nel secondo caso, dal rifiuto di ritirare la partita di merce, per difformità rispetto all’ordinazione. Sull’esportatore o sull’importatore, a seconda delle clausole contrattuali, gravano poi i rischi di trasporto normalmente trasferibili per via assicurativa.

2. I rischi di cambio, classificabili tra quelli quasi-dinamici, sono invece tipici del commercio internazionale. Gravano sull’esportatore, o sull’importatore, o su entrambi, a seconda che il prezzo debba essere regolato, rispettivamente, nella valuta dell’acquirente, o del venditore, o di un paese terzo. A seconda dei casi, tale rischio può concretizzarsi in un minor introito (minor ricavo per l’esportatore) o in un maggior esborso (maggior costo per l’importatore). Per il fatto di essere connesso ad imprevedibili movimenti sul mercato delle valute estere o ad improvvisi mutamenti nelle politiche monetarie statali, il rischio di cambio riesce difficilmente misurabile e quindi, di norma, non trasferibile per via assicurativa. Una valida copertura, tuttavia, è offerta dal sistema bancario che dà la possibilità agli operatori di ricorrere alla negoziazione a termine delle divise estere (c.d. cambio a consegna).

3. I rischi speciali appartengono alla categoriadei rischi dinamici, cioè caratterizzati da un’assoluta imprevedibilità e misurabilità. Rientrano tra i rischi speciali i “rischi politici” e i “rischi catastrofici”: nessuna compagnia accetta di assicurare i primi e soltanto qualche grande società ammette l’assicurabilità per alcuni particolarissimi rischi catastrofici. In Italia la copertura dei rischi speciali è assunta dalla SACE nell’ambito delle disposizioni