RIMBORSO D'IMPOSTA

Restituzione al contribuente da parte dell’Amministrazione finanziaria dell’importo di un’imposta indebitamente riscosso. Non esiste nel sistema normativo tributario italiano una regola generale che imponga al fisco il rimborso d’imposta, dal momento che né giurisprudenza né dottrina hanno chiarito fino a che punto sia applicabile all’amministrazione finanziaria l’art. 2033 c.c. che disciplina la fattispecie dell’indebito oggettivo e, in specie, dispone che: “chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato”. Ne consegue che il diritto al rimborso delle imposte pagate e non dovute appare oggi disciplinato dalle previsioni delle varie leggi tributarie relative ai singoli tributi, ed eventualmente solo in via residuale dalle disposizioni di diritto comune. A titolo indicativo una ipotesi di rimborso d’imposta è prevista dall’art. 38 d.p.r. 29.9.1973 n. 602. In forza di tale norma il soggetto che, per “errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale” dell’obbligo di versamento abbia effettuato un versamento diretto non dovu- to, ovvero lo abbia effettuato in eccesso, può, mediante istanza rivolta all’amministrazione finanziaria, richiedere il rimborso di quanto indebitamente versato. Il diritto a esperire tale istanza compete, oltre che al sostituto d’imposta, anche al soggetto passivo, cioè colui che ha subito la ritenuta. Possono formare oggetto della domanda di rimborso tutte le somme pagate mediante versamento diretto. Norme particolari sono previste per il rimborso di somme riscosse mediante il meccanismo della ritenuta diretta, sistema, questo, riservato alle somme erogate dalle Amministrazioni dello Stato, comprese quelle a ordinamento autonomo. Sulle somme oggetto dei rimborsi di cui sopra sono dovuti gli interessi nella misura del 2.5% per ogni semestre intero dal 1.1.1997.