RIFIUTO DI ATTI D'UFFICIO

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Reato previsto dall’art. 328 c.p., e sostituito dall’art. 16 della l. 26.4.1990 n. 46 che ne ha anche modifi cato la rubrica (prima l’articolo era denominato “omissione di atti di ufficio”). La nuova formulazione legislativa prevede due distinte fattispecie di reato, rispettivamente previste al 1° e 2° comma. La prima condotta incriminatrice consiste nell’indebito rifiuto da parte del pubblico ufficiale e incaricato di un pubblico servizio di compiere un atto del suo ufficio, che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o, ancora, di igiene e sanità, debba essere compiuto senza ritardo. La pena prevista è quella della reclusione da sei mesi a due anni. La seconda condotta incriminatrice configura una ipotesi omissiva. Infatti, fuori dai casi previsti dal 1° comma, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a due milioni di lire, il pubblico ufficiale o l’incaricata di un pubblico servizioche, entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse, non compia l’atto del suo ufficio e non risponda per esporre le ragioni del ritardo. Il termine di trenta giorni decorre dallaricezione della richiesta, che deve essere redatta in forma scritta.