RICICLAGGIO, DISPOSIZIONI PENALI

L’art. 648 bis c.p. (così come riformulato dall’art. 4 l. 1993/328) punisce con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da due a trenta milioni di lire chiunque, fuori dai casi di concorso nel reato presupposto (cioè fuori dai casi in cui si concorra ex. art. 110 nel “delitto non colposo” dal quale provengono i beni e le altre utilità oggetto del riciclaggio) sostituisca o trasferisca denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo (è l’attività diretta a eliminare il legame tra il denaro, i beni o le altre utilità provenienti da delitto non colposo e il reato presupposto), ovvero compia in relazione a essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa (formula residuale che richiede una concreta idoneità del fatto nel frapporsi all’accertamento della provenienza illecita). L’interesse tutelato è duplice: da un lato l’amministrazione della giustizia e l’interesse patrimoniale della vittima del reato presupposto (confermato dalla collocazione sistematica nella classe dei “delitti contro il patrimonio”) e, dall’altro, il corretto funzionamento del sistema economico ivi inclusi i meccanismi della libera concorrenza. Con l’istituzione del delitto di riciclaggio, il legislatore italiano ha ritenuto che, al di là e oltre l’interesse patrimoniale, l’investimento di denaro di origine criminosa in attività economiche e finanziarie lecite abbia conseguenze devastanti per l’ordine economico e in particolare per l’andamento dei prezzi, il regime della concorrenza, l’esercizio del credito, le operazioni di borsa, gli strumenti finanziari, l’esercizio del credito e la formazione del risparmio. Il reato è consumato anche se l’autore del reato presupposto non sia imputabile o non sia punibile o nell’ipotesi in cui manchi una condizione di procedibilità (art. 648 bis quarto comma c.p.). L’art. 648 bis c.p. prevede, al secondo comma, una circostanza aggravante quando il fatto è commessonell’esercizio di un’attività professionale e, al terzo comma, una circostanza attenuante che si verifica quando il denaro, i beni o le altre utilità derivano da un delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. La lotta al riciclaggio ha indotto il legislatore a prevedere la fattispecie di cui all’art. 648 ter c.p. (“impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”), con la quale vengono punite, fuori dei casi degli artt. 648 e 648 bis c.p., le condotte consistenti nell’utilizzo, successivamente alla sostituzione e al trasferimento, dei proventi illeciti in attività economiche: il campo di applicazione della fattispecie è incerto dal momento che le condotte di impiego si risolvono in un ostacolo alla identifi cazione della provenienza del denaro e, in forza del rinvio all’art. 648 bis c.p, implicano, di per sé, la configurabilità del delitto di riciclaggio.