REVERSE CONVERTIBLE

Obbligazioni a breve-medio termine, normalmente con scadenza compresa fra sei mesi e due anni, che offrono un tasso di interesse fisso, più elevato dei valori correnti di mercato, poiché incorporano un’opzione put a favore dell’emittente, che attribuisce la facoltà a quest’ultimo di consegnare un numero di azioni predefinito anziché rimborsare alla scadenza il capitale nominale. Il valore del rimborso è legato all’andamento del valore delle azioni sottostanti: se a scadenza la quotazione dell’azione è maggiore o uguale ad un prezzo prefissato all’atto della sottoscrizione (lo strike price), l’emittente rimborsa al sottoscrittore gli interessi e l’intero valore nominale del titolo obbligazionario; se invece a scadenza la quotazione dell’azione è inferiore allo strike price, il sottoscrittore riceve un numero di azioni (il cui controvalore è inferiore al capitale investito) pari al rapporto tra il valore nominale sottoscritto e lo strike price assumendosi quindi il rischio che il rendimento del titolo reverse convertible possa annullarsi o diventare negativo, nonostante la percezione degli interessi. Sotto il profilo fiscale, i reverse convertible sono considerati titoli atipici e gli interessi sono soggetti a ritenuta fiscale, attualmente pari al 27% ai sensi dell’art.5 del Dl 512/83.