RESPONSABILITÀ CONTABILE

Per responsabilità contabile si intende una particolare specie di responsabilità amministrativa (v. responsabilità amministrativa) la quale riguarda esclusivamente i c.d. agenti contabili. A dire il vero il giudizio di conto al quale detti agenti sono sottoposti rappresenta il nucleo originario della giurisdizione contabile. All’atto della istituzione della Corte dei conti, subito dopo l’unificazione, infatti, l’unico giudizio previsto dalla l. 14.4.1862 n. 800 era, appunto il giudizio di conto. Sarà proprio dal giudizio di conto e, in specie, dai c.d. giudizi contabili ad istanze di parte che avrà origine l’attuale giudizio di responsabilità amministrativa, così come codi- ficato dal r.d. 18.11.1923 n. 2440. Al giudizio di conto sono soggetti, come è detto, gli agenti contabili intendendosi come tali, innanzitutto, gli “agenti funzionari … i quali per il servizio loro affidato, hanno gestione di pubblico denaro o di qualunque altro valore o materia” (art. 73 r.d. 18.11.1923 n. 2440; si veda anche sulla nozione di agenti contabili v. anche art. 178 r.d. 23.5.1924 n. 827). Gli agenti contabili possono essere distinti in: agenti della riscossione, incaricati della riscossione delle varie entrate; tesorieri o agenti pagatori, incaricati della custodia del denaro e dell’esecuzione dei pagamenti; consegnatari, incaricati della conservazione di generi, oggetti e materie appartenenti all’amministrazione. Va rammentato che non assumono la qualità di agenti contabili coloro che hanno in consegna mobili d’ufficio, suppellettili ed altri ornamenti “per solo debito di vigilanza o di ufficio”; in ipotesi di violazione del dovere di vigilanza essi incorreranno nella responsabilità amministrativa. Agli agenti contabili sono espressamente parificati dalla legge i c.d. agenti di fatto (art. 74, r.d. 18.11.1923 n. 2440); si tratta dei soggetti che si siano ingeriti negli incarichi attribuiti agli agenti di diritto. Fattispecie distinte dal contabile di fatto sono quelle del contabile secondario e del fiduciario. Il contabile secondario può essere previsto da disposizioni di settore quale ausiliario dell’agente contabile; quest’ultimo viene a configurarsi quale agente principale. Ben diversa la figura del fiduciario: si tratta dei cassieri, impiegati, commessi e più in generale degli ausiliari della cui collaborazione si avvale l’agente contabile e del cui operato risponde esclusivamente quest’ultimo. La responsabilità contabile si configura quale inadempimento dell’obbligo di restituire i valori avuti in consegna, essa si differenzia, pertanto, dalla più in generale inosservanza dei doveri di servizio: come detto essa si configura quale ipotesi speciale della responsabilità amministrativa. L’accertamento della responsabilità contabile si innesta sul procedimento di rendimento del conto: alla chiusura dell’esercizio finanziario i conti degli agenti contabili debbono essere presentati alla Corte dei conti (la presentazione del conto giudiziale può avvenire sia direttamente, sia a mezzo dell’amministrazione: gli agenti contabili degli enti locali non sono tenuti allatrasmissione della documentazione occorrente per il giudizio di conto, salvo che non sia la Corte dei conti a richiederla). Caratteristica del giudizio di conto è la sua necessarietà: essi si instaura per il semplice fatto della presentazione del conto giudiziale alla Corte e, dunque, a prescindere dalla esistenza di una controversia. Con il deposito del conto si avvia, dunque, il giudizio del medesimo in quanto “la presentazione del conto costituisce l’agente dell’amministrazione in giudizio” (art. 45 TU Corte dei conti, r.d. 12.7.1934, n. 1214). Il giudizio di conto può avviarsi, oltre che a mezzo della presentazione del conto anche all’esito del c.d. giudizio per resa del conto. Si tratta di meccanismo surrogatorio che viene attuato qualora il conto non venga spontaneamente depositato dal contabile, oppure non possa essere depositato da quest’ultimo. Si tratta di autonomo giudizio diretto a sollecitare tale adempimento, salo le sanzioni del caso oppure a disporre l’adempimento per equivalente a mezzo dellacompilazione del conto a spese dell’agente. Quando la Corte abbia la disponibilità fisica del conto (o attraverso il suo deposito spon- taneo oppure all’esito del giudizio per la resa del conto) si può avviare il giudizio di conto in senso proprio il quale consiste nell’esame del conto in questione. Il giudizio in sé è articolato in un modello, per così dire, ordinario, a rito collegiale, oppure privo di udienza e in un procedimento monitorio. Oggetto della cognizione del giudizio di conto è la verifi- ca della esattezza dei dati contabili, della conformità della gestione, oltre che della coerenza della gestione per la parte rappresentata dal rendiconto rispetto a determinati canoni formali (regole ragionieristiche canonizzate giuridicamente ed altre norme). La decisione che segue all’esito del giudizio di conto ha come scopo quello di creare certezza giuridica; essa, tuttavia, non è assimilabile alle sentenze di accertamento non avendo l’efficacia preclusiva della cosa giudicata. La pronuncia giudiziale sul conto, infatti, è retrattabile poiché la sua revocazione è disponibile d’ufficio o su istanza del Pubblico Ministero in base a semplice errore di fatto. Ma, soprattutto, l’esame di un conto successivo può condurre alla modificazione delle risultanze del conto precedente. Successivamente alla l. 1996/639, oggi anche la responsabilità contabile si configura soltanto in ipotesi di colpa grave. In ipotesi di ammanco (mancata restituzione dei valori da parte dell’agente) permane, tuttavia, l’inversione dell’onere probatorio: dovrà essere il contabile a dimostrare il caso fortuito o la forza maggiore oppure, a partire dal 1996, la assenza di colpa grave. Per quanto riguarda gli agenti contabili degli enti locali si veda, ora, il TULOEL (d.lg. 18.8.2000, n. 267, art. 93 e 233).