RENDITA PERPETUA

Nella rendita perpetua una parte conferisce all’altra il diritto di esigere in perpetuo la prestazione quale corrispettivo dell’alienazione onerosa di un immobile (rendita fondiaria) o di un capitale (rendita semplice), ovvero quale onere di alienazione o cessione a titolo gratuito. Erano tali i canoni i censi, i livelli e le decime feudali e alcuni di essi ancora permangono (v. rendita). Il contratto è disciplinato dagli artt. 1861-1871 c.c. Alla rendita perpetua sono assimilate tutte le prestazioni annue perpetue costituite a qualsiasi titolo e anche per atto di ultima volontà. Una rendita perpetua può essere costituita in corrispettivo dell’alienazione di un immobile (rendita fondiaria) o della cessione di un capitale (rendita semplice), ovvero quale onere di queste transazioni. La rendita semplice deve essere garantita con ipoteca sopra un immobile (altrimenti il capitale è ripetibile). È redimibile a volontà del debitore, nonostante patto contrario, ma le parti possono stabilire che il riscatto non possa avvenire durante la vita del beneficiario o prima di un dato termine che non può essere superiore a 10 anni (art. 1865 e 1866 c.c.). La rendita perpetua è sempre redimibile a volontà del debitore, nonostante qualunque patto contrario, ma le parti possono stabilire che il riscatto non deve avvenire durante la vita del beneficiario o prima di un certo termine che non può essere superiore a 10 anni. Le modalità del riscatto sono stabilite da leggi speciali (l. 11.6.1925 n.998, r.d. 7.2.1926 n. 426, l. 1.7.1952 n. 701,l. 22.7.1966 n. 607 concernenti l’affrancazione di canoni, censi e prestazioni periodiche). L’esercizio del riscatto avviene mediante il pagamento di una somma di ammontare equivalente al valore attuale (impropriamente il c.c. impiega il termine capitalizzazione) della rendita annuale sulla base dell’interesse legale. Il valore attuale della rendita perpetua è So = S∞/ r dove So è il valore attuale, S∞ la rendita perpetua di importo e periodicità costante, r il tasso di interesse. Il debitore della rendita può essere costretto al riscatto forzoso se il debitore è in mora nel pagamento per due annualità, se non ha dato le garanzie promesse o, se essendo queste venute a mancare, non le ha sostituite con altre di adeguata sicurezza ovvero se in caso di divisione o di alienazione il fondo che garantisce la rendita viene a essere diviso fra più persone. In caso di insolvenza del debitore, si può rocedere al riscatto, salvo che essendo stato alienato il fondo su cui era garantita la rendita, l’acquirente se ne sia assunto il debito o si dichiari pronto ad assumerlo. Il debitore della rendita perpetua e di ogni altra prestazione assimilata deve fornire a proprie spese al titolare, se questi lo richiede, un nuovo documento trascorsi nove anni dalla data del precedente (ricognizione della rendita).