REMISIER

Procacciatore di ordini per agenti di cambio o per altri intermediari. Si tratta di una figura molto diffusa prima dell’entrata in vigore della l. l.2.1.1991 n. 1 di istituzione delle SIM. Il remisier (italianato durante il periodo fascista con “remissore”) raccoglieva ordini da una cerchia (di solito piuttosto ristretta) di clienti o di conoscenze personali e li trasmetteva ai mediatori autorizzati per l’esecuzione. Egli non instaurava, quindi, rapporti diretti d’affari con le controparti, né agiva in alcun modo in nome proprio e nemmeno aveva un rapporto di lavoro dipendente col mediatore ufficiale. Era tuttavia moralmente responsabili per la correttezza dei clienti da essi proposti, tanto che in alcuni casi si impegnava a concorrere alla copertura di eventuali perdite provocate dall’inadempienza dei nominativi presentati. I remisiers procacciavano affari per un solo agente di cambio oppure, di volta in volta, appoggiavano gli ordini ad agenti diversi, così come potevano operare su piazza o fuori piazza. Come compenso per la loro prestazione ricevevano una provvigione chiamata remise, pari, salvo accordo contrario, alla metà della mediazione ufficiale. Molto diffusa nelle borse francesi, la figura del remisier, invece, non ha mai avuto in Italia una precisa veste giuridica ed era rimessa agli usi e regolamenti di borsa che prevedevano, non sempre, certi requisiti e modalità per lo svolgimento dell’attività di questi intermediari. Attualmente, con l’entrata in vigore del TUF, l’attività dei remisiers, comportando la raccolta professionale nei confronti del pubblico di ordini di acquisto o di vendita di valori mobiliari o la stipula di contratti derivati, è ormai riservata, anche se svolta disgiuntamente dall’esecuzione degli ordini, alle SIM e alle banche appositamente autorizzate, cosìcome previsto dall’art. 1, comma 5, lett. e, oltre che dall’art. 18 del TUF (v. servizi di investimento).