REGIONALISMO COOPERATIVO

Termine utilizzato per indicare la partecipazione delle Regioni all’esercizio di funzioni statali, attraverso modalità che comprendono l’istituzione di organi di raccordo con lo Stato o la predisposizione di procedimenti nei quali risulta garantita la presenza di soggetti od organi esponenziali di interessi regionali, accanto a quella di soggetti rappresentanti gli interessi statali. Questi organi sono la Conferenza Stato-Regioni, la Conferenza Stato-Città e la Conferenza unificata e hanno per obiettivo di favorire un reale coinvolgimento delle realtà territoriali su base paritaria, in un’ottica di tutela degli interessi unitari. Sorta al fine di superare l’originario separatismo garantistico voluto dai costituenti, e di costruire una forma di “connessione” tra le competenze statali e quelle regionali, la tendenza al regionalismo cooperativo, nell’esperienza italiana, ha, tuttavia, incontrato notevoli ostacoli, realizzando un modello nel quale le Regioni occupano uno spazio ancora troppo esiguo e nel quale la tendenza ad assumere una posizione paritaria nei confronti dello Stato, si dimostra ancora carente. La principale forma attraverso la quale il regionalismo cooperativo si realizza, vede prima di tutto impegnati i Presidenti delle Regioni a statuto speciale alle sedute del Consiglio dei Ministri. Sono da menzionare, altresì, alcune forme di cooperazione, che si sono andate affermando nella prassi, tra le Giunte regionali ed il Governo centrale e che hanno contribuito a creare canali alternativi a quelli costituzionalmente previsti, apportando in tal modo frammentarietà e dispersione, nella realizzazione dell’indirizzo politico-amministrativo nazionale.