RECESSO DAL RAPPORTO DI LAVORO

Il recesso dal rapporto di lavoro privato da parte del datore di lavoro ha come principali riferimenti di legge in relazione ai licenziamenti individuali - le norme del codice civile sulla estinzione del rapporto di lavoro (artt. 2118 e ss.) e le norme della l. 15.7.1966 n. 604, della l. 20.5.1970 n. 300 (art. 18) e della l. 11.5.1990 n. 108. In base a tale disciplina legale (salve migliori norme eventualmente contenute nella contrattazione collettiva) i lavoratori - tranne i dirigenti - possono essere licenziati solo se ricorrano una giusta causa o un giustificato motivo. Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto: il lavoratore ha diritto - rispettando certi termini - di conoscerne le ragioni e, se non le ritiene giustificate, di impugnare il licenziamento. Gli effetti del licenziamento ingiustificato (reintegra obbligatoria nel posto, pagamento di una indennità, ecc.) possono diversificarsi a seconda del numero dei dipendenti dell’azienda o dell’unità produttiva, della qualità del datore di lavoro (imprenditore, non imprenditore, ecc.) e delle condizioni del lavoratore (maturazione o meno della pensione di vecchiaia, ecc.). La giusta causa è quella che non consente la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto; il giustificato motivo è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro (giustificato motivo soggettivo) ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento d essa (giustificato motivo oggettivo). Nel primo caso (giusta causa) non vi è obbligo di preavviso; nell’altro (giustificato motivo) incombe al datore di lavoro di dare il preavviso o l’indennità sostitutiva. È comunque nullo il “licenziamento discriminatorio (politico, religioso, sindacale, razziale, di lingua, di sesso, ecc.). Per quanto riguarda i dirigenti, esclusi dalle sopra indicate garanzie legali salvo che si tratti di licenziamenti discriminatori, i contratti collettivi spesso offrono alcune “tutele” da valutarsi sul c.d. piano “obbligatorio” e non “reale” (non producono cioè, generalmente, il diritto alla reintegra nel posto, bensì un obbligo cosiddetto “risarcitorio”). La materia dei licenziamenti collettivi determinati da riduzioni di personale trova una dettagliata regolamentazione nella l. 23.7.1991 n. 223 (per il settore del credito va fatto principalmente riferimento all’art. 24). In caso di recesso da parte del lavoratore (“dimissioni) incombe al medesimo l’obbligo del preavviso (salvo che non si tratti di dimissioni per giusta causa). Alla cessazione del rapporto è dovuto al lavoratore interessato il trattamento di fine rapporto (v. TFR) stabilito dalla l. 29.5.1982 n. 297 (che ha preso il posto della indennità di anzianità di cui agli artt. 2120 e 2121 c.c.).