RECESSO DA UNA SOCIETÀ

Atto unilaterale con cui si effettua lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente e per volontà del singolo socio che ha diritto alla liquidazione della sua quota. Può essere esercitato, con diverse modalità, sia nelle società di persone sia nelle società di capitali.

1. Nelle società di persone, ai sensi dell’art. 2285 c.c., bisogna distinguere l’ipotesi in cui la società sia stata costituita a tempo indeterminato o con una durata superiore alla normale durata della vita umana, dall’ipotesi in cui la società abbia una durata prestabilita. Nel primo caso, ogni socio può recedere liberamente mediante comunicazione a tutti gli altri soci con un preavviso di almeno tre mesi decorsi i quali il recesso diventa efficace, salvo la presenza di una giusta causa che rende il recesso immediatamente efficace fin dal momento della comunicazione. Se, invece, la società è a tempo determinato, i soci possono recedere solo in presenza di una giusta causa, con efficacia immediata, oltre che nei casi e con le modalità prevista nell’atto costitutivo e nello statuto.

2. Nelle società di capitali, tenuto conto della natura della partecipazione destinata alla circolazione, soprattutto quando rappresentata da azioni, il recesso è consentito in poche ipotesi tassativamente previste. Queste sono indicate dagli artt. 2437, 2437 bis e 2437 ter c.c. Hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti: a) la modifica della clausola dell’oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell’attività della società; b) la trasformazione della società; c) il trasferimento della sede sociale all’estero; d) la revoca dello stato di liquidazione; e) l’eliminazione di una o più cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto; f) la modifica dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso; g) le modifi- cazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione. Salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all’approvazione delle deliberazioni riguardanti: a) la proroga del termine; b) l’introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari. Se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio può recedere ad nutum con il preavviso di almeno centottanta giorni; lo statuto può prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno. Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere ulteriori cause di recesso. Nelle società cooperative vi è una particolarità: se l’atto costituivo vieta la cessione delle quote o delle azioni, l’art. 2530, u.c., riconosce al socio, decorsi due anni dal suo ingresso in società, il diritto di recesso con un preavviso di tre mesi.

3. Il recesso deve essere esercitato mediante lettera raccomandata inviata alla società entro quindici giorni dalla data di iscrizione della delibera nel registro delle imprese. Se il fatto che legittima il recesso è diverso da una deliberazione, esso è esercitato entro trenta giorni dalla sua conoscenza da parte del socio. L’esercizio del diritto di recesso determina, in capo al recedente, il diritto al rimborso del valore delle proprie azioni, secondo criteri fissati dall’art. 2437 ter, con conseguente perdita della qualità di socio. Pertanto, se la società è quotata in borsa, il valore delle azioni è determinato sulla base del prezzo medio delle stesse nell’ultimo semestre, altrimenti il valore è determinato dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione contabile, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell’eventuale valore di mercato delle azioni. Ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2347 c.c. è nullo ogni patto che esclude o rende più gravoso l’esercizio del diritto di recesso.