REATI FALLIMENTARI

Fatti penalmente rilevanti posti in essere dall’imprenditore commerciale o da altri soggetti, in un periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento o durante il corso della procedura concorsuale. Il titolo VI del r.d. 16.3.1942 n. 267, comunemente definito “legge fallimentare”, al capo I, disciplina i reati commessi dall’imprenditore fallito (artt. 216-222) e al capo II i reati commessi da persone diverse dal fallito (artt. 223- 224; art. 227 e artt. 228-231).     1. Tipico reato fallimentare è la bancarotta, che può essere fraudolenta o semplice. Le condotte penalmente rilevanti che integrano la fattispecie di bancarotta fraudolenta sono molteplici. Viene in considerazione, anzitutto, la condotta dell’imprenditore dichiarato fallito che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti; che ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. La pena prevista dall’art. 216 r.d. cit. è quella della reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica all’imprenditore, dichiarato fallito, che durante la procedura fallimentare commette alcuno dei fatti sopra descritti ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili. È, invece, punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione. Salvo l’applicazione delle pene accessorie previste al capo III, titolo I, libro I c.p., la condanna per uno dei reati sopra descritti comporta l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di dieci anni.      2. Si ha bancarotta semplice, invece, quando l’imprenditore, prima della dichiarazione di fallimento, ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica; ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti; ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento; ha aggravato il proprio dissesto astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento o con altra grave colpa, ovvero non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o fallimentare. La pena prevista dall’art. 217 l.fall. è quella della reclusione da sei mesi a due anni. La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall’inizio dell’impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto ì libri o le altre scritture contabili prescritte dalla legge o lì ha tenuti in maniera irregola- re o incompleta. Salvo le altre pene accessorie previste dal codice penale, la condanna importa l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per un periodo fino a due anni.     3. Gli artt. 216 e 217 l.fall. sono integrati da altre disposizioni contenute nel capo II del titolo VI l.fall. relative ai reati commessi da persone diverse dal fallito; esse riguardano le ipotesi di bancarotta c.d. impropria e si riferiscono a fatti penalmente rilevanti posti in essere dagli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società fallite e all’institore dell’imprenditore fallito. Altri reati fallimentari sono il ricorso abusivo al credito, la denuncia di creditori inesistenti (fuori dall’ipotesi di bancarotta fraudolenta), l’omissione della dichiarazione dell’esistenza di altri beni da comprendere nell’inventario, l’inosservanza dell’obbligo di residenza e dell’obbligo di depositare, nelle ventiquattro ore dalla dichiarazione di fallimento, i bilanci e le scritture contabili. Nel caso di fallimento delle società in nome collettivo ed in accomandita semplice si applicano ai soci illimitatamente responsabili, per i fatti da loro commessi, le disposizioni penali concernenti il fallito.      4. Nelle procedure di concordato preventivo e di amministrazione controllata si applicano le sanzioni penali stabilite per il caso di fallimento nei limiti in cui tale estensione è possibile. Con riguardo, infine, alla procedura della liquidazione coatta amministrativa trovano applicazione le disposizioni penali previste dalla legge fallimentare allorché sia emessa dal Tribunale la dichiarazione dello stato di insolvenza. In difetto di tale sentenza si applicano le sanzioni penali dirette ad assicurare la regolarità della procedura.